Vendesi casa disperatamente [3] di Chiara Munda

Nella puntata precedente:
Cosa aspettarsi da una perizia fatta per accontentare un’agente immobiliare scambiata per testimone di Geova? Professionalità? Serietà? Competenza? Non troppa, in effetti. Nella puntata precedente una valutazione dell’immobile così improbabile da contenere una singolare ricetta per la preparazione di uova alla coque. Non ha l’approvazione di Benedetta Parodi e un errore nell’esecuzione potrebbe farvi avere un nuovo singolare coinquilino.

QUANDO LA VOLPE NON ARRIVA ALL’UVA, DICE CHE È MEGLIO L’HINTERLAND
– Episodio 3 –

«Tutto bene?»
«Tutto bene, mi dava fastidio l’ambulanza».
«Ah».
«Ma è sempre così rumorosa?»
«L’ambulanza?»
«La casa».
«La casa è rumorosa?»
«L’ha sentita l’ambulanza?»
«Sì certo che l’ho sentita».
«Eh».
«Mi sta chiedendo se è la prima volta che passa un’ambulanza o se di solito mette il silenzioso come l’iPhone in modalità aereo?»
«Mi chiedevo se non le desse fastidio».
«L’ambulanza?»
«Il rumore».
«…»
«Ma è così anche di notte?»
(«No, solo in orario di ufficio; al pronto soccorso c’è il cartello “Vedi di non romperti la testa dopo le 18,30 ché i vicini si disturbano!”»)
«Dorme bene?»
(«A parte le lenzuola piene di uovo).
«Cioè, riesce a dormire con questo fracasso?»
«Sì, ho il sonno pesante».
«Eh, ci credo, è così giovane!»
«…»
«Quanti anni ha? Se posso permettermi».
(«Cosa ti fa pensare che puoi permetterti?»)
«24? 25?»
«30».
«30?»
«Eh».
«Non ci credo! Gliene davo 5, 6 in meno!»
(«L’hai appena detto, so fare le sottrazioni!»)
«Alice, diglielo anche tu: è vero che ne dimostra di meno?»

Alice annuisce sfoggiando uno dei sorrisi più tristi della storia. Temo stia ancora pensando alla stevia.

«E, mi dica, perché abita qui?»
«Eh?»
«Mi chiedevo: ha scelto di vivere qui perché lavora vicino…»
«…»
«…o convive col fidanzato? Con il marito? Ha scelto lui l’appartamento?»
«…»
«Non vorrei essere indiscreto».
(«Se volevi essere indiscreto cosa mi chiedevi? A che ora ho fatto il bidè l’ultima volta?»)
«Sa perché glielo chiedo?»
«…»
«Perché ormai molti si spostano nell’hinterland».
«Nell’hinterland?»
«Vendono un monolocale sul naviglio e, con quello che ricavano, comprano una villa fuori Milano».
«Addirittura?»
«Glielo assicuro! Lei ci pensa mai?
»
«A cosa?»
«
All’hinterland!»
«Guardi, c’ho abitato una vita».
«Eh, l’hinterland è un’altra cosa!»
«Questo è sicuro».
«L’aria è più pulita, i ritmi più rilassati…»
(«Oddio, non è che Buccinasco sia proprio la Bora Bora, eh!»)
«…e poi è silenzioso, qui si sente una sirena ogni cinque minuti!»
«Cioè, se mi viene un infarto a Sesto San Giovanni mi fanno raggiungere l’ospedale in bici per non fare rumore?»
«Ma no, però, insomma, non c’è questo traffico!»
«…»
«E poi è servito, c’è tutto, eh, non creda! Non manca niente, supermercati, farmacie, ormai ci sono pure i ristoranti nell’hinterland!»
(«Grazie, se non me lo avessi spiegato, avrei pensato che Cernusco sul Naviglio fosse una landa desolata popolata solo da muschi e licheni. Che a Rozzano non avessero ancora scoperto la ruota. Che Cristo si fosse fermato a Cinisello Balsamo».)
«Che ne pensa?»
«Di cosa?»
«Di quelli che vendono a Milano per comprare nell’hinterland».
«Oddio, mica devono chiedermi il permesso».
«…»
«Cioè, facciano un po’ quello che vogliono».
«La qualità della vita è un’altra cosa!»
«Sì, come le dicevo, ci ho abitato nell’hinterland, ci sono paesi bellissimi, silenziosi e con tutti i servizi, non metto in dubbio».
«Infatti».
«Però, guardi, glielo dico per fugare ogni dubbio».
«Mi dica».
«Io voglio vivere a Milano».
«Ah».
«Già».
«Posso chiederle come mai?»
(«NO!»)
«Sempre se non sono indiscreto!»
«Per motivi personali».
«Nel senso che il suo fidanzato vuole vivere qui?»
«Nel senso che sono scelte personali».

AliceInTailleur vuole seppellirsi. Tiene gli occhi sulla tazzina vuota, la fissa sperando di far tacere il suo capo. Sento la sua vergogna e vorrei dirle «non preoccuparti, lo so che tu non c’entri».
«Per quanto riguarda la perizia, ha bisogno di qualcosa?»
«Prego?»
«Ha bisogno di informazioni?»
«Nessuna informazione, glielo dico anche subito».

Rattazzi mette le mani nella borsa in finta pelle da agente immobiliare ed estrae una cartellina bianca con una scritta rossa in calce; la apre e prende un foglio. Toglie il tappo a una penna a sfera e scrive una cifra sulla pagina bianca. Me la porge e mi dice che quello è l’importo che guadagnerei dalla vendita del mio immobile. Solleva gli occhi dal bigliettino e li sposta su di me con aria interrogativa.
«Che gliene pare?».

(To be continued…)

© Chiara Munda, 2017

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