La lista di Anna Martinenghi

Pani dua
un bochal di vino
una aringa
un quartuccio di bruscho
un piatello di spinaci
quatro alice
tortegli
due minestre di finocchio
e un bochal tondo
 
Michelangelo Buonarrotti
La lista della spesa
1518

– Pane abbondante, ma non troppo
– Tè freddo al limone della San Benedetto
(se non è Benedetto niente)
– Aranciata (Fanta per favore)
– Un pacco di Rigoli del Mulino Bianco
– Briosce Kinder
(2 pacchi – quelle che ci sono vanno bene)
– Gnocchi Rana (no tortellini!)
– 1 cassa d’acqua Frizz
(se c’è Gaverina)
– 2 Coccolino Rosa (grandi)
– Detersivo per i piatti
(non blu!)

Giuseppe Albertini
La lista della spesa

23 aprile 2020

Pane abbondante, ma non troppo.

Geppo è del ’35, decimo di dodici figli. Quando nacque le camicie nere di Crapa Pelada – come lo chiamava suo padre – facevano il buono e cattivo tempo già da un po’. Mi racconta queste cose mentre detta al telefono la lista della spesa. Spesso si ripete, ma di una ripetizione precisa, senza incertezze. Geppo di suo padre ha ricordi lontani, in bianco e nero, come le rare fotografie che ha di lui, i racconti di sua madre e la medaglia al valor militare per la Resistenza ricevuta molti anni dopo. Della sua infanzia è la fame che ricorda, i brodi lunghi: bucce di patata, rosmarino e qualche cucchiaio di farina di mais. Poi l’orfanotrofio. Sua mamma non ce la faceva con tredici figli. Fame anche lì. Croste di pane nero, poco, e poca minestra.

«Pane me ne prendi abbondante, ma non troppo…»

È un modo garbato per dirmi di non lesinare sulle michette, ma senza sbragare, che sprecarlo non si può. È peccato mortale. Ancora oggi si stupisce dell’abbondanza di cibo che abbiamo. Pane ne mangerebbe a tonnellate. Mi ha raccontato che quando aveva i crampi per la fame sognava spesso di trovarsi dentro a una pagnotta e mangiarsela tutta dall’interno come fosse stato un bruco del pane, senza sprecarne nemmeno una briciola.

Prendo appunti: sul pane e sul resto.

– Tè freddo al limone della San Benedetto
(se non è Benedetto niente)
– Aranciata (Fanta per favore)
– Un pacco di Rigoli del Mulino Bianco
– Briosce Kinder (2 pacchi – quelle che ci sono vanno bene)

Geppo soffre di diabete. Questo però non me lo dice: l’ho saputo da sua figlia Carlotta e faccio finta di niente pure io. Geppo vive solo, Carlotta sta a due ore da qui, fuori regione, con i suoi tre bimbi. La spesa per Geppo la faccio io in tempi di pandemia: lui non esce dal 28 febbraio. La solitudine senza le carezze dei nipoti mi sembra una condanna abbastanza pesante, qualche coccola se la merita. Confido nell’insulina. Vado anche in farmacia per lui, quindi sono sicuro che la usa. Mi sa che se ci sono, gli prenderò anche una scatola di ventaglietti di pasta sfoglia.

– Gnocchi Rana (no tortellini!)

«Prendimi gli gnocchi del signor Rana, che lui li fa bene. Non i tortellini però! Sono buoni anche quelli, ma mi viene da piangere quando li mangio, non ce la faccio. Mi fanno pensare alla Piera, buonanima. Lei era imbattibile a tirare la sfoglia con la cannella: ci si poteva vedere attraverso tanto era sottile e intanto che la tirava, come una bandiera sull’asta cantava: “Crapa Pelada l’ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei. Oh Oh Oh Oh.  I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada”. Crapa Pelada però era già all’inferno a testa in giù, per fortuna.»

– 1 cassa d’acqua Frizz (se c’è Gaverina)

L’acqua minerale Geppo la chiama “La Frizz”. Lui vuole che l’acqua sia nelle bottiglia di vetro: «Mi fido di più.» Io eseguo, anche se la cassa pesa moltissimo e mi tiene un sacco di spazio.

«Guarda se c’è la Gaverina, o la San Pellegrino. I francesi pensano di avere chissà cosa con la loro Perrier, che costa un occhio della testa. Diglielo a Macron che i rutti migliori della mia vita li ho fatti con la Gaverina.» Prendo nota, tremo per la stabilità dell’eurozona.

–  2 Coccolino Rosa (grandi)

«Mi serve il Coccolino Rosa, quello grande. Due bocce. Se non c’è lui, niente. Non ne voglio un altro. Quando lavo le lenzuola ne metto tantissimo. Quel profumo mi ricorda quando facevo all’amore con la Piera, buonanima: bellissimo! Era come guidare un’astronave.»

Scrivo, sperando che un giorno capiti anche a me.

– Detersivo per i piatti (non blu!)

«Senti, mi serve anche il detersivo per i piatti, che prima veniva la donna, ma adesso ha paura del virus e adesso i piatti li lavo io e anche il resto. Mi raccomando: deve essere verde, che io non metto niente di blu nel piatto. Capito?»

Non fa una piega in effetti.

Lascio la spesa davanti alla porta di Geppo: la cassa di Frizz e una sportina. Lui mi fa trovare i soldi in una busta appesa alla ringhiera con una molletta per i panni. Sono sempre abbondanti – «Li tieni su per prossima volta!» -. Oggi accanto alla busta c’era un pacchetto con un biglietto.  Una stampa con un disegno in una cornice chiara. Geppo ha sempre fatto il corniciaio.

“Spero che ti piaccia. È una stampa di Michelangelo: quello della Pietà e del David. Ci credi? Faceva anche lui la lista della spesa: la disegnava, che il suo servo era analfabeta. Poi magari gliela dipingeva e la scolpiva anche, che gli riusciva tutto bene. Ma sai una cosa? Lui non ce l’aveva uno bravo come te, che sa leggere le cose che nelle liste non sono nemmeno scritte.  Anche se sono un povero vecchio e mi toccherà morire per questa brutta cosa che c’è nell’aria, mi sento comunque fortunato. Grazie.

Geppo”

Muoiono solo i vecchi, dicevano all’inizio. Senza aver idea di cosa stiamo perdendo davvero.


© Anna Martinenghi, 2020

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