Hangover [3] di Roberta Lepri

foto estratta da Pinterest
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MI CASA ES TU CASA

Maledetta petroliera che butti in mare il risciacquo della tua stiva diluito con sostanze più inquinanti del greggio stesso, pensa l’attivista di Greenpeace, mentre spara l’arpione dal gommone sulla tolda della nave. Vuole solo sbrigarsi e tornare indietro, e mostrare alla sua donna le foto, e postarle sui social.

Maledetti attivisti, pensa il comandante della nave, da tre mesi imbarcato per tremila euro che non gli basteranno a niente, senza un contratto serio, senza tutele e senza una donna o qualcosa che le somigli. Non vede l’ora di arrivare al fucile che tiene in cabina, e sparare a qualsiasi cosa. Ai gabbiani, a quelli sul gommone. Al cielo per primo.

Maledetti umani, pensa il tonno che nuota veloce in mezzo al veleno, ubriaco di solventi, intontito di olio chimico. Spera di riuscire a portarsi via da lì al più presto, e raggiungere acque fredde e pulite, in cui farsi passare quel malessere strano.

Maledetto tonno, pensa lo sgombro che è stato addentato alla pinna della coda, ma solo un pezzettino, per fortuna. Si vede che non aveva voglia di mangiarmi. Si vede che era stanco per la traversata, pensa. E non ha nemmeno un attimo di tempo per gustarsi la felicità che accomuna tutti quelli che scampano alla morte.

Maledetto sgombro dal sapore cattivo. Un morso in testa e ti ho dovuto sputare. Eri già ferito, nuotavi sghembo a mezz’acqua, qualcun altro ti doveva aver assaggiato poco prima di me. Mi gira la testa, scendo più in profondità, sul fondo sabbioso e scuro, dove l’acqua è pulita. Magari mi passa. Questo pensa la murena.

Benedetta, pensa il polpo sulla cui testa insiste con calma e pazienza, da ore, il solvente. È felice di tutto. Si sente così rilassato, euforico e lento insieme, un po’ assonnato. Si guarda i tentacoli, non è neppure sicuro di quanti siano realmente.

Benedetta, pensa, mentre finisce di sistemare la propria casa. Un coccio alla volta, con intelligenza e buongusto. Coccio colorato, coccio romano, pezzo di nave da crociera, sasso verde, parte plastica pesante di una cassetta caduta da un peschereccio. Pian piano perché la vista gli si sdoppia e ha pure un po’ di nausea.

Poi da lontano la vede. Nuota quasi senza muoversi, scivola, taglia l’acqua come una spada. Non ha paura. Benedetta murena, eccoti, finalmente, quasi ti aspettavo. Prego, entra. Un tempo ti temevo. Ma che sciocchezza, non ne ricordo il motivo. Mi sento felice, invece. Pensa lui, appena un po’ triste.

Mi casa es tu casa, le dice. Accomodati.

Lei si accomoda. È bellissima, pensa lui. E allunga un tentacolo.

Dovrei mangiarlo, lei si dice. Ma aggiunge alla frase precedente un punto interrogativo. Dovrei mangiarlo? Forse. E mentre ci pensa, nota che la pelle del polpo, vicina alla sua, è diventata dello stesso colore. E si commuove. La testa le pulsa, il cuore le scoppia. Lui la accarezza, lei si contorce, sinuosa. E alla domanda che si è appena fatta risponde di no.

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© Roberta Lepri, 2016

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