Vorrei parlarti al mare di Roberta Fava

 

Vorrei parlarti al mare, sdraiati sulla sabbia calda. Senza dover guardare l’orologio, senza il male che fa la forza di gravità. Non dovrei sostenere i tuoi occhi.
Risponderei alle domande che nemmeno sai formulare.
Prima, però, vorrei ascoltare le cose che non mi hai detto mai. Provo a immaginarmele, ma poi non riesco a garantire loro un briciolo di verità. Non ti conosco.
Sono pronta a tutto, basta che ti apri. Accetterei qualsiasi cosa, basta che parli.
Non voglio abbracci: li ho desiderati invano per così tanto tempo che ormai ho imparato a farne a meno. Non voglio alibi, non voglio bugie, non voglio bestemmie, non voglio giustificazioni.
Vorrei sapere perché era così faticoso trovarsi da soli nella stessa stanza, perché quel silenzio ci metteva tanto a disagio.
Colleziono i tuoi insegnamenti come scatti in negativo, insieme alle foto in cui non sei ritratto. Ho imparato la calma dalla tua irascibilità, l’affabilità dal tuo essere scostante, l’ironia dalla tua severità. A inseguire i sogni ribellandomi al tuo disincanto.
Ho imparato la grandezza del perdono dalla viltà delle tue condanne: la sera che lo zio ti chiamò per l’ultima volta, per fare pace, proprio allora, smisi di essere bambina.
Non tornammo più a casa dei nonni. Dalle loro finestre si vedeva l’orizzonte azzurro.
Allora vorrei parlarti al mare, perché la superficie increspata non conosce il mondo che c’è sotto.
Non ti ho mai visto immergerti e io non mi sono mai immersa. C’erano onde di tempesta a presidiare il tuo abisso. Io ho paura del mare mosso e non so nuotare. Forse avrei potuto buttarmi. È così che si fa, per imparare o morire. Ma ero sicura che le tue mani non sarebbero venute a salvarmi e non saremmo usciti insieme dall’acqua.
Vorrei parlarti al mare.
Ti direi tutto il male che mi hai fatto. Di bene non ce n’è.
Vorrei sapere chi sei, babbo.
E vorrei dirti chi sono io.

(racconto nato durante la Masterclass di Barbara Garlaschelli del 3 marzo 2019 a Jesi, nelle Marche)

©Roberta Fava, 2019

Foto di ©Alessandro Morbidelli

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  • È in questo mare che ho visto i tuoi occhi riempirsi di gioia bambina. Ancora eravamo noi. (A. G.)
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(A.G.)
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  • perché a volte ci si stanca sai tutte queste parole questo spreco questo voler esserci e dire e non ascoltare e mostrare senza vedere e parlare senza voce e suoni suoni rumore come sassi che rotolano e questa stanchezza che ti porta via e non è vero che ci si ascolta e ci si rispetta è solo rumore di fondo e cielo nero e battere pugni sul tavolo come bambini vecchi senza più innocenza senza più pudore solo urla e parole urla e parole vanità e piccolezza e sussurri e grida ma che rimbalzano su corpi oscuri e blindati non ci sono mani tese solo occhi chiusi e pugni chiusi e porte chiuse e muri alzati e fuoco e fiamme la paura di essere soli ma senza la voglia di stare insieme e tutta questa stanchezza che ti trascina via verso il basso che è uguale all'alto ma tanto che differenza fa se non mi ascolti se non mi guardi se non sai nemmeno chi sono anche se dici di conoscermi dove pensi di andare senza gambe senza occhi senza mani solo con un passato che pesa e un futuro che non ti accoglie e un presente che se ne lava le mani e tanto chi se ne frega se si muore se si è vivi se il cielo è sopra o sotto se il mare è di plastica e le case di cartone perché a volte ci si stanca di tutto questo fragore che scioglie il silenzio che sbatte le finestre e incastra i sassi sotto le suole delle scarpe e ti fa sentire il dolore sulla pelle nelle ossa dentro il cervello perché è tutto questo correre verso il niente che ci lascia indietro senza amore imbottiti di rabbia e Lexotan vino da poco e sigarette spente perché a volte ci si stanca e vorresti che chi ti ha lasciato fosse qui anche solo per un secondo anche solo per dire aspettami per favore aspettami per favore devo dirti questa parola solo questa ma è la più importante quella che non ti ho detto mai aspettami per favore...
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  • LA FELICITA' SU CARTA 
Succede che delle recensioni siano così belle in sé da essere pura narrazione. 
Tra le più belle parole scritte su "Il cielo non è per tutti" @edizioni_frassinelli .Grazie a @ispagnoli che lo ha amato quanto più non si potrebbe. E a @davide.barilli per la sua attenzione e lo spazio che ha dato a "Il cielo" su @gazzettadiparma.it .
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  • “Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà benché abbia chiuso me stesso come dita sempre mi apri petalo per petalo” La punta acuminata e metallica sfiora la mia fronte e io, di riflesso, sorrido: la sensazione, quasi impercettibile, di freddo contro la pelle accaldata dall'eccitazione è piacevole, così come la leggera pressione che avverto sull'epidermide. Come un presagio di dolore che non ci sarà."
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