Ventre di balena [1] di Katia Colica

© ph. K. Colica

GRAZIA VERASANI E LA GENERAZIONE INCOMPIUTA

Un tratteggio urbano che carica il suo peso di abitudini rassicuranti su una scrittrice. Lei forse lo sa, ma fa finta di niente; e intanto si rifugia tra i vicoli di Bologna come tra le cosce materne dentro bar, librerie, cimiteri. Un riparo consueto che ha delineato la sua storia di donna cinquantenne, lo spago sfibrato delle insicurezze che l’ha accompagnata alla realizzazione professionale come un Filo d’Arianna tanto labile quanto efficace. Nel frattempo le camminano accanto come ombre solide gli amici coetanei, i genitori novantenni, l’ex fidanzato ormai caro amico sintetico, critico e pedante. Così la telefonata di Giovane Scrittore che ha letto tutti i suoi romanzi e le sottopone – in maniera apparentemente maldestra e indubbiamente azzardata – il suo manoscritto, diventa la fotocopia di un’esperienza sottopelle che lei stessa ha vissuto.
L’urgenza di sputarla via, di strapparla dalla gola come un boccone che non va né su né giù sembra esplodere in questo libro di Grazia Verasani, assieme all’onestà di quel mestiere di scrivere che occupa troppo spazio e prova a infilarsi a stento in quello stretto e scomodo occupato da incassi,  profitti, numeri di copie vendute. La corte spietata del ventenne aspirante scrittore arriva improvvisa come incertezza tra le incertezze: vorrà una spinta per pubblicare? Una relazione mordi e fuggi con un’affascinante cinquantenne? Una improbabile madre surrogato? Una guida che lo porti dentro ambienti favorevoli?

Samuele aveva visto qualche foto di Giovane Scrittore si Facebook e se ne uscì con apprezzamenti piuttosto coloriti.
“Perché non ti concedi” mi chiese. “È carino, simpatico, forse un po’ insistente ma…”
Appoggiai la forchetta sul bordo del piatto. “È che alla fine succede sempre come nel ˈDiavolo in corpo di Radiguetˈ, è lei che muore”.

La strada narrativa è insolita ma, per chi ha già letto i preziosi lavori pubblicati dalla Verasani, non è certamente una sorpresa: niente risvegli emotivi che lucidano di smalto la cinquantenne appesantita, nessuna traccia di trasformazioni, rivoluzioni, scosse elettriche e sobbalzi sessuali mirabolanti. “La vita com’è” resta ostinatamente fedele al suo titolo e lo rimarca come un evidenziatore scomodo impregnato di realismo asciutto e stoico. Per proporre la storia della protagonista dalla concretezza spietata, affilandola con un’amarezza raffinata e, soprattutto, con un’ironia rara; confezionata quasi per custodirsela addosso anche a fine lettura. Un libro che vuole rimarcare i contrasti, ma non intende spiegarli. E che protegge –  come sotto un ombrello soffiato dal vento – la vita di una donna adulta che non si è saputa costruire cose da donna adulta, la vita di una generazione che non ha mai smesso di essere adolescenza, la vita fatta di dubbio, disillusione, ostinazione. La vita com’è.

SCHEDA LIBRO

Titolo: La vita com’è: Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori
Autrice: Grazia Verasani
Editore: La nave di Teseo
Numero di pagine: 219 pagine
Lingua: Italiano
Data di pubblicazione 1 edizione: settembre 2017

BIOGRAFIA AUTORE

Grazia Verasani è nata a Bologna l’8 luglio 1964, città dove vive.
È autrice di romanzi, pièce teatrali, sceneggiature, ed è musicista. Il suo romanzo Quo vadis baby? (Oscar Mondadori 2004, poi Tascabile Feltrinelli) è un noir da cui nel 2005 il regista premio Oscar Gabriele Salvatores ha girato l’omonimo film e prodotto la serie tv Sky diretta da Guido Chiesa.
Gli altri quattro romanzi con la stessa protagonista (l’investigatrice privata Giorgia Cantini) sono: Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno (entrambi Tascabili Feltrinelli), Cosa sai della notte (Feltrinelli, 2012), Senza ragione apparente (Feltrinelli, 2015).
Sempre per Feltrinelli, nel 2008 è uscito Tutto il freddo che ho preso.
Nel 2013, Gallucci pubblica la sua raccolta di racconti dedicati alla musica dal titolo Accordi Minori.
Nel 2014 esce il romanzo di successo Mare D’Inverno (Giunti).
Per Giunti, nel 2016, ha pubblicato il romanzo Lettera a Dina.
La sua pièce From Medea-Maternity Blues (edita da Sironi) è diventata un film nel 2012 per la regia di Fabrizio Cattani. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura intitolato a Tonino Guerra al BIF festival 2012, un Nastro d’argento e due Globi d’oro.
Il monologo teatrale Vincerò sulla vita e la carriera del tenore Luciano Pavarotti è stato interpretato da Giuseppe Battiston, Giancarlo Giannini e Michele Placido.
Ha collaborazioni con vari artisti tra cui Paola Turci, Nada, Elio e le Storie Tese. Nel 2010 è uscito il suo cd Sotto un cielo blu diluvio.
I suoi libri sono tradotti in vari paesi tra cui Francia, Germania, Russia.

© Katia Colica, 2017

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