Vendesi casa disperatamente [2] di Chiara Munda

 

Nella puntata precedente:
Quando al citofono una ragazza dai modi gentili ti propone qualcosa, d’istinto pensi sia una testimone di Geova che ti presenta il suo dio e ti mette in guardia dall’Armageddon. È normale, lo pensiamo tutti. L’ho pensato anch’io quando mi ha citofonato Alice. Ma ho sbagliato: Alice non voleva spaventarmi con l’universo senza amore, la spiritualità corrotta e i cuori senza speranza. No, i suonatori di citofoni si sono evoluti e hanno capito che quello che ci fa paura non è la lontana fine del mondo, ma l’imminente fine dei soldi. «Vendimi casa» mi ha detto «o, almeno, fattela valutare».

PERIZIE E RICETTE
– Episodio 2 –

Milano, Venerdì, ore 15,59

Suona il citofono. Apro, metto su il caffè. Alla porta nessuna leccata di mucca, né completo gessato. Alice indossa un tailleur blu e scodinzola dietro a un ragazzo, avrà meno di quarant’anni e un nodo della cravatta spaventosamente curato. Barba rasata e capelli ordinati. Io indosso pantaloncini rossi decathlon e maglietta dell’oratorio estivo 2001.

«Salve».
«Salve Chiara, sono Rattazzi, piacere».
«Piacere».
«Che bella casa!»
«Grazie».
«Com’è luminosa!»
«Molto».
«E a un piano alto, da qui domina tutto!»
«Già».
«Alice mi ha detto che le interessa una valutazione».
«Alice è stata così gentile da dirmi che fate valutazioni gratuite e senza impegno…»
«Certamente!»
«…anche se non sono interessata ai vostri servizi».
«Ma certo, noi trattiamo bene i nostri clienti!»
«Sì, ecco, Alice mi ha spiegato che trattate bene anche chi vostra cliente non lo è…»
«…»
«E non lo sarà».
«…»
«Cioè, io non vendo, quindi non sono vostra cliente».
«Noi di Rattazzi Immobiliare pensiamo che se un domani dovesse cambiare idea, si ricorderà di noi».
(«Voi di Rattazzi Immobiliare siete strani però. Cioè per voi uno, ammesso che voglia vendere, sceglie l’agenzia in base alla disponibilità? Non ci sono criteri un po’ più professionali per un investimento del genere?»)
«Le dispiace se do un’occhiata alla casa?»

Il WannabeRobertoCarlino seguito a ruota da AliceInTailleur attraversa il corridoio, si guarda in giro e mi riempie di domande tecniche così specifiche da mettermi in difficoltà. «Questa è la camera da letto?» mi chiede. «No, è la cucina! Non si lasci ingannare dalla presenza del letto e dall’assenza del fornello, preparo uova alla coque sul materasso: metto un accendino sotto la rete e succhio il tuorlo con una cannuccia. Il problema è che sotto il letto le uova si sentono covate, una volta è nato un pulcino!» lo penso ma non lo dico, dev’essere già abbastanza frustrante lavorare gratis per una che ti ha detto che non ti farà guadagnare neanche in futuro, almeno le prese in giro gliele risparmio. «Questo è il bagno?» continua. «No, è la camera del pulcino, ormai sono affezionata, mi spiace farlo al forno con le patate. Magari da grande farà uova d’oro. O, al massimo, brodo per tortellini». Anche questo evito di dirglielo, mi limito ad annuire mentre penso a come potrei preparare tortellini in brodo sotto il piumone.
Dopo altre domande che caratterizzano qualsiasi perizia -«questa è una finestra?», «e questa? Non me lo dica, lo so: è una porta!»- ci sediamo in cucina, quella tradizionale, con lavandino, tavolo e sedie, e beviamo un caffè.
AliceIntailleur riempie due cucchiaini di zucchero e li gira nella tazzina. Ha un’aria così tesa che non mi stupisce la sua voglia di dolcezza. Anche se ha la faccia di una che preferirebbe la stevia al volgare saccarosio da barbabietola che le ho proposto; sembra una ragazza attenta a queste cose.
Lui tiene in mano la tazzina senza bere, è troppo impegnato a tessere le lodi del mio appartamento. Che belli i soffitti alti e le pareti larghe! Per non parlare delle finestre, così grandi, così piene di luce! E il quartiere? Il duomo a due passi, i navigli, la nuova darsena -certo che Milano dopo Expo è migliorata!- il mercato sotto casa, tram, bus e metrò, tutto a portata di mano!
Gli chiedo come va il business immobiliare, «la crisi c’è ancora o siamo in ripresa?», gli chiedo. Non che mi interessi la risposta, ma almeno interrompo il suo soliloquio. Lui rimane sul vago, poi si ferma di scatto. Corruga la fronte e si porta pollice e indice della mano sinistra sulle tempie, è infastidito da qualcosa. «Tutto bene?» gli chiedo.

(To be continued…)

© Chiara Munda, 2017

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