Una notte di gennaio, a Bologna di Adele Marini

A’m stèv là, signor procuratore. Ero proprio là.
Sono un pensionato. Quella notte facevo quello che faccio sempre: porto giù il rusco e giro col cane per farci fare i bisogni. 
Camminavo e ogni tanto mi fermavo. Il mio Whisky ha le sue naste dappertutto e deve snasare altrimenti non ci riesce. Aveva il cappottino fatto ai ferri da mia moglie con le lane colorate. Ol parea n’arlechèn! Sembrava un arlecchino. Ma nessuno ci ha visto. I pensionati che alla sera girano col cane non ce li vede nessuno. 
Ad’ son ed Buloggna. Sono di Bologna, sono nato a San Vitale. 

Può parlare in italiano? Per il verbale.

Ch’al ma scusa. Abito nel quartiere da quaranta anni, da quando io e la mia Elda ci siamo sposati. Mai avuto storie. Era un posto tranquillo anche se dopo il fatto i giornali hanno scritto che è brutto di qua… pericoloso di là …  Insomma, un posto dove non c’è da viverci.  Ma non è vero. Io e la Elda ci siamo sempre stati bene. Mai un problema.  
E’ passato asè temp. Tanti anni, ma quella notte me la ricordo come adesso. 

Ce la racconti

Bòn, ero fuori col mio Whisky . A’i ara la nabbia… Ch’al scûsa… mi scusi signor procuratore. Mi scusi anche lei, signor appuntato. Adesso parlo in italiano Faceva un gran freddo. Era il 4 di gennaio e a’i era la nabbia… c’era anche la nebbia. Io e il mio Whisky avevamo quasi completato il giro dei giardini e andavamo verso l’incrocio. Quèl de l’Ada Negri, indove ci sono i cassonetti del rusco perché il Whisky, che è vecchio anche lui, ha le sue abitudini e se non può dare una bella snasata non è contento.  
Ecco, signor Procuratore, eravamo proprio lì vicino, e la nebbia non era così fitta da non vedere chi passava sulla strada. 
Quando la macchina di colore chiaro…

Che macchina era? Tipo? Colore? Ha visto la targa?

Una Fiat. Chiara credo, Una Fiat Uno. L’ho conosciuta perché anch’io ce l’ho uguale, però a’l vaird. La mia è verde. 
Chiara come? Poteva essere bianca?

Sì, bianca. La Uno bianca, anche se con quella nebbia mi pareva bianco smorto. Arrivava dalla via Casini, il Whisky ha abbaiato, così ho alzato la testa e ce l’ho vista bene, la forma. Ma la targa invece no, non si vedeva. Era scuro.
Subito dietro veniva un’altra automobile. Un’Alfetta nera con la striscia rossa sui fianchi. Era dei Carabinieri. Ci aveva anche la scritta. 
Ha sorpassato quella bianca ma andava piano e quando è passata davanti al lampione ho visto i tre che ci stavano dentro. Tri fiolett… Zuvèn! Tre ragazzi. Quasi quasi avevo voglia di salutarli perché mio nipote che era militare voleva fare il carabiniere anche lui e quelli avevano la sua età. 
Stavo arrivando al rusco quando ho visto la macchina chiara a sorpassarli. E’ stato un momento, poi è venuto giù … cum as dis? l’inferno. 
E’ venuto l’inferno.

Faccia uno sforzo per essere preciso.

Hanno cominciato a sparare da tutte le parti. Il mio Whisky che l’ha ciapàa spaent, che si è spaventato, ha strappato il guinzaglio e per correrci dietro mi sono allontanato un po’. Questa, signor procuratore, è stata la mia fortuna perché i carabinieri hanno sbandato di brutto e la macchina è finita a sbattere contro i cassonetti. Il rusco è andato tutto in giro e se ero lì, mi prendevano sotto. Sì, proprio quelli dove stavamo andando io e il mio Whisky.   
Ho preso il cane a cento metri dalla fermata del bus numero 20 che viene da San Lazzaro. Whisky si era accucciato e tremava tutto. Io ho fatto lo stesso. Però da lì ci vedevo bene. Quelli della macchina chiara ce li vedevo dentro come vedo adesso lei. 
A’i eren tri. Erano in tre anche loro. Sono scesi e sparavano contro i carabinieri. Due con le pistole. Uno con una cosa più grossa. Un mitra. Tant de quei còlp! A’i ho mel al zòcc anch’adess! Mi fa male ancora la testa quando ci penso. Io che ho fatto la guerra mi pareva di stare al fronte. Sembrava il ’41 in Grecia. 
Poi, di colpo, basta. Silenzio. 
I tre che sparavano sont venu fòra dalla macchina. Uno ha fatto come per cadere, ma si è tenuto in piedi. Aveva il mitra in mano. Gli altri, con le pistole, sono andati dai carabinieri che erano fermi contro il rusco. Ci hanno sparato ancora addosso, anche se non si muovevano più. Poi li hanno tirati fuori e ci hanno dato il colpo in testa.
Due sono andati alla Uno bianca. Uno ha aperto la portiera dell’Alfetta. Ho visto la lucina che si accendeva e lo sparatore che si abbassava a cercare qualcosa. Ha preso roba. Ho pensato le armi.  Gli altri, che stavano già sulla Uno chiara, lo aspettavano. Poi sono partiti con una sgommata.
C’era qualcheduno alla fermata del bus. Ho visto un’ombra che scappava. Ho gridato 
“Ch’l um ciâma una barèla, par piasair!” Chiamate l’ambulanza! Non mi ha risposto nessuno.

Saprebbe riconoscere chi ha sparato?

Si, ci avevano i berretti tirati giù, ma erano sotto il lampione e li ho visti. Tutta la scena ce l’ho ancora in testa. Come un cinema. 
Da quella notte il nostro non è più il quartiere di una volta, magari con qualche storia di droga, roba di cinni… I’êl un baladûr qué avsén … C’è una discoteca qua vicino. … poca cosa. Per il resto, bava gente. Solo da quella notte qui è diventato il Pilastro. Il posto più brutto e più pericoloso del mondo. 
Ho saputo che i carabinieri si chiamavano Otello Stefanini, Mauro Mitilini e Andrea Moneta. I èren zuvèn… vent’anni, come il mio nipote.

E’ sicuro di quello che ha visto e ci sta raccontando? 

Signor procuratore, sì che sono sicuro. Io ce l’avevo fatto subito il mio dovere, al sé? Lo sa’? Ero andato al commissariato a dire che i tre che avevano ammazzato i carabinieri ce li avevo visti bene dentro la macchia. Erano illuminati dal lampione. Ma non mi hanno creduto perché qualcuno aveva parlato di un delinquente, un certo Medda, e della sua banda. L’ho letto sul giornale… Ma le foto non somigliavano per niente ai tre che sparavano quella notte. Io li avevo visti bene. 
Signor procuratore, noi pensionati dormiamo poco. Col nostro cane la notte giriamo per le strade e sotto i portici, anche dove c’è scuro. Vediamo tante cose. Ma siamo invisibili. A sèm vecc! Nessuno ci bada. Nessuno ci ascolta. Nessuno si interessa a quello che diciamo. Sèm quei che la vista gli fa i brutti scherzi. Quelli che non ci stanno con la testa. Ch’al ma scusa… Scusi lo sfogo, ma se mi ascoltavano, tante persone erano ancora vive adesso. 
A’m dispiès! Mi dispiace, ma i vecchi non li ascolta nessuno. I vecchi sono vecchi. Non ci sono con la testa, signor Procuratore…  

Dopo la strage del quartiere bolognese del Pilastro la banda della Uno bianca, guidata dai tre fratelli Savi, due dei quali erano poliziotti, ha fatto altre nove vittime.

© Adele Marini, 2021

Adele Marini

Adele Marini, bergamasca, vive e lavora a Milano. Giornalista professionista, specializzata in cronaca nera e giudiziaria, ha lavorato per importanti settimanali nazionali.
Il suo primo romanzo, Il Consulente (Mario Modica editore, 1994), che ha per argomento l’infiltrazione di Cosa nostra nell’imprenditoria del Nord e il riciclaggio, ha aperto la strada a quel genere letterario in bilico fra saggio d’indagine e romanzo che gli anglosassoni chiamano nonfiction novel, percorso in seguito proseguito con la trilogia “mafiosa”: Milano solo andata (2005), con cui ha vinto il premio “Azzeccagarbugli 2006” e Naviglio blues (2008), pubblicati in Italia dalla Frilli editore e nei paesi di lingua tedesca da Random House-Goldmann e A Milano si muore così (2013), con cui ha rivinto l’Azzeccagarbugli 2014 e il premio MEI per l’impegno contro le mafie. Infine, Io non ci sto (Feltrinelli 2014). Infine, L’altra faccia di Milano (Frilli 2016) firmato con l’agente del Sismi dal nome in codice “Gheppio”.
Sono della stessa autrice diversi racconti pubblicati in antologie e i due saggi: I fondamentali della scrittura d’indagine e Arriva la scientifica, pubblicati in formato digitale da Milanonera editrice.

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