Tutto si trasforma di Katia Colica

Mamma mi ha detto alzati, fai presto, alzati e guarda: ci sta il sole.

Veramente a me il sole non è mai piaciuto, mi pizzica gli occhi, mi brucia il viso e poi sembro un cretino con le mie guancette rosse come quelle dei bambini piccoli di prima elementare. Io, che quest’anno sono in quinta. A me piace la neve anche se ormai è quasi tutta fango e soprattutto non è più bianca. Un impasto molliccio di terra e acqua ghiacciata.

Questa cosa della neve imbrattata di fanghiglia non dovrebbe succedere, mai. Ci sono cose che non devono mai essere. Come quando sei in chiesa, per esempio e dalle mani messe a conca, una sull’altra a tenere, ti viene uno di quei tremori che non sai mai perché, quelli che è solo un attimo, tu ti muovi e succede che l’ostia cade giù, per terra. Pavimento marrone di enormi mattonelle quadrate e ostia bianchissima a luccicare. A me non è capitato però è successo a Gabriele che vedi tu il caso si chiama pure come l’arcangelo, il che è peccato due volte se non di più.

Cose che non dovrebbero mai succedere: la morte dei cani, o delle mamme gatte coi cuccioli che allattano; un capello sulla pizza; certe traverse prese col pallone ma solo alcune; il mal di gola che gratta; i taglietti sulle dita fatte coi fogli di carta; l’arcobaleno visto dalla macchina ché poi ti sposti e non lo vedi più. Pasta e broccoli. Gennaio dopo il Natale. Urlare. Questo rumore di acqua e neve sotto le scarpe. E infine lui, Pedro, che mi guarda da lontano.

L’ho chiamato così perché mi sembrava un nome estivo e quindi, ho pensato, che da sciolto sotto il sole come sta succedendo adesso si sarebbe sentito più vicino a tutto quanto. Alla morte, insomma, sempre che un pupazzo di neve muoia. Forse no, anche se a guardarlo adesso ne dà tutta l’impressione.

Mamma dice che invece si trasforma in acqua e quindi dopo ci sarà ancora ma avrà un altro stato diverso da questo, uno stato liquido insomma. Dice che, con molta probabilità, io non lo riconoscerò, ma nonostante questo lui continuerà a vivere, ci sarà anche in estate, per questo Pedro come nome mi è sembrato giusto. Ora lo vedo piegarsi su se stesso, le due noci che fanno la parte degli occhi sono ancora attaccate mentre la carota del naso è già a terra. Provo a rimetterla al suo posto, ma il suo stesso peso la fa cadere, di nuovo. La bocca era stata disegnata sulla neve quindi non c’è più; il sorriso, si è sciolto pure quello.

Forse perché mi vuol far capire che non è tanto contento di diventare acqua, forse preferiva restare neve. Forse anche papà preferiva restare uomo anziché diventare angelo: pure lui si era ingoiato il sorriso mentre moriva, come Pedro, io lo so perché l’ho visto dietro la porta di nascosto a zia Mimma che era lì per badare a me, penso, perché è venuta apposta dal nord.

Pure lui si ingoiava tutto il sorriso e intanto la mamma lo ha toccato in quel momento là, con tutta la mano aperta sulla bocca, come a non volerlo lasciare andare via. Ma non ci è mica riuscita, alla fine. Comunque io poi gliel’ho chiesta, a mamma, quella storia della gente morta che diventa angelo. Volevo sapere la verità, volevo sapere se è proprio vera o se è un’altra favola stupida che si racconta ai bambini come quella su Babbo Natale. O i soldi sotto il cuscino al posto del dentino che cade, col topo sdentato che arriva di notte e paga per prenderselo. Che cavolate, roba per bambini di prima.

Gliel’ho chiesto perché volevo sapere: io sono in quinta ormai. Lei mi ha preso le mani è mi ha detto papà è diventato un angelo. Punto. Io ci credo, ha aggiunto. Così ha preso il libro di Scienze e Tecnologia, ha girato per un po’ ma alla fine ha trovato la pagina giusta dicendo eccola. E ha sottolineato una frase col dito, in maniera lenta e leggera dall’inizio fino alla fine per poi tornare indietro e rifare il tratto ma stavolta segnandola ancora più piano: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Tutto, ha aggiunto con un gesto della mano piatta a tagliare l’aria in due e, credo, a chiudere ogni discorso.

Sta scritto nel libro di Scienze e questo mi basta per credere che sia vero. Il topino dei denti mica ci sta dentro il libro, per dire. Allora questo momento mi sembra, forse, ancora più triste perché sapere che Pedro sta diventando qualcosa che non vuole essere, qualcosa che non avrà più nulla a che fare con me o magari anche sì, ma senza che io lo sappia mi fa sentire come tutte quelle volte in cui succede una cosa che non dovrebbe mai succedere.

Come quando è successo che l’ostia è caduta dalle mani di Gabriele. Come quando c’è la neve sporca, la pasta e broccoli, i ragni in cortile, il ritardo di mia madre che sembra non torni mai da lavoro e intanto si fa buio. Come gennaio dopo il Natale. Come un angelo nuovo che prima non c’era e adesso ha la faccia di mio padre. Come il silenzio di notte. Come i rumori di notte. Come queste cose così, insomma.

©Katia Colica, 2020

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