Purple rain di Roberta Lepri

Partendo dalla suggestione del film Rashomon di Akira Kurosawa abbiamo preso una fotografia scattata da Viviana Gabrini e alcuni  Sviaggiatori hanno raccontato una storia interpretando l’immagine a modo proprio.

Il risultato è sorprendente. Perché ogni cosa è vista con i propri occhi e ciascuno di noi ha una sua narrazione della vita e di ciò che vede, anche se l’immagine è la stessa.

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Alle ragazze non importa se la prof. mi mette all’angolo con interrogazioni impossibili, se mi grida “ti boccio!” o se fa finta di non capire quello che dico perché parlo con un accento strano.
Tra loro fanno gruppo e si difendono ma io non sono nel gruppo: né in quello whatsapp di classe, né in quello della pallavolo. Io non sono agile. Non vesto alla moda. Le storie che posto su Instagram le vede solo mia sorella e a volte nemmeno lei.
Io sono la figlia del vigilantes turco. Sono patetica.
Vado a vedere le loro partite ma non ho più neanche il coraggio di fare il tifo. Un giorno che hanno perso mi hanno aspettata fuori, dandomi la colpa. Mi hanno detto che sono una brutta sfigata, che con loro non c’entro niente. Poi ridendo sono andate al pub con i ragazzi. Da allora sto zitta.
Loro sono tutte alte, con il culo tondo, le tette sode, le gambe lunghe. Così diverse da me. Rispondono alle avversarie e fanno muro e non c’è mai una falla. Sono perfette.
E io le vedo, tutte le notti.
Mentre dormo trovo il coraggio di prendere a mio padre l’arma che tiene nel cinturone. Sogno, e nel sogno piove sempre e io torno piccola e vedo il mio riflesso in una pozzanghera.
Poi la pioggia si mischia al sangue diventando viola.
Oggi c’è il sole, domani chissà.

©Roberta Lepri, 2019

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