Playlist [13] di Alessandro Morbidelli

NERO È IL COLORE

Le luci sono soffuse, forse troppo basse per un cliente normale. A me, però, vanno bene così. Ho gli occhi stanchi.
La giovane dietro al bancone sta preparando un vassoio di birre piccole, torbati e pure una tisana all’anice per tutti quelli più rumorosi di noi, quelli che hanno il tavolo nell’altra stanza e qualcosa per cui brindare.
«Ehi, lo vuoi qualche spiccio?» dice lui alla ragazza, dandomi di gomito. Per farlo si sbilancia dallo sgabello, per poco non cade, si aggrappa in tempo al bordo nero del legno e poi si tira indietro di nuovo.
Lei lo osserva per qualche secondo, poi torna al suo vassoio.
«Ti sembra che io abbia la faccia da spicci?» gli chiede.
E lui sorride, tornando ad addentare il bordo del bicchiere vuoto.
Ha i capelli lunghi, tenuti all’indietro da un paio di occhiali alti sopra la fronte. Da come ci batte la luce, sembrerebbe che una lente sia incrinata. La barba è brizzolata. La pelle sotto gli occhi racconta storie battezzate dalla luce delle strade di notte.
«Tu mi vedi così, ma io ce l’ho una donna, sai?» mi dice.
«Perché non dovresti averne una?» gli rispondo senza smettere di guardare l’oro scuro del Sailor Jerry che ho di fronte.
«Eh, magari potevi pensare che io sia un tipo che ci prova con tutte. Invece io scherzo soltanto…»
La porta del locale si apre, entrano due incappucciati e un refolo di vento che mi fa tornare con le labbra al rhum. Nevica.
«Sto con lei un mese all’anno, di più non posso permettermi. Vado a marzo. Sta a San Cristóbal, Repubblica Dominicana.»
La ragazza solleva il vassoio e si allontana dal bancone. Non appena volta l’angolo, lui si sporge oltre con il bicchiere, mettendolo sotto lo spillatore della rossa. Dopo aziona la leva e un fiotto di schiuma gli riempie il bicchiere in pochi secondi. Bestemmia.
«È tutta schiuma…»
Copre con la mano il bicchiere un attimo prima che la giovane ritorni.
Lei, tanto, non ci guarda.
«Le mando i soldi tutti i mesi. Non tanti, perché lavoro poco. Però glieli mando sempre. Un po’ ne metto da parte per me, per quando poi andrò a trovarla. Però quando scendo giù, faccio il nababbo. Un mese lei sta solo con me, degli altri non gliene frega niente. Tavolate insieme ai fratelli e ai figli. Mangiamo il pesce tutti i giorni.»
L’ultima goccia del rhum mi scivola lungo la gola, a schiantarsi sul fondo freddo di una stanza che ho dentro. Un ripostiglio che è anche camera matrimoniale, reggia e latrina.
«Faccio fatica, aiuto ai mercati un amico mio, ma la gente non è più come una volta. Adesso viene e non compra, guarda e non compra, protesta pure perché è tutto troppo caro, e non compra.»
La ragazza spilla tre pinte di birra scura.
«Farebbe un paio di Sailor Jerry per noi?» le chiedo.
Senza neanche alzare lo sguardo, mi risponde che li farà se glieli paghiamo subito.
Allora infilo la mano in tasca e le lascio dieci euro sul piano di legno.
Lui mi osserva con i baffi coperti di schiuma.
«Il prossimo giro lo offro io, eh?»
Faccio di sì con la testa.
Nel frattempo, una canzone si è alzata a mescolarsi con la luce. Una voce che mi ricorda quella di chi ha le chiavi della stanza che ho dentro.
«Mi scusi, posso chiederle di chi è questa canzone?»
La ragazza sbuffa.
«Questa lagna? Non lo so…»
E io vorrei dirle che anche lei ha i capelli neri. Dovrebbe essere felice che qualcuno abbia scritto un testo che inizia con “Black is the colour of my true love’s hair…”
Arrivano i rhum. La porta si apre e si chiude di nuovo. C’è vento forte.
«Mi sa che quest’anno non ce la faccio ad andare da lei. Faccio fatica a mandarle i soldi ogni mese. Se vado, sono soldi che non le mando. Lei ha i fratelli e i figli. Poi se vado con i soldi contati magari le tocca lavorare pure quel mese che sto lì e io non voglio stare lì quando lavora. È per l’odore, sai? Quello le rimane addosso. Le va via dopo diversi giorni che sono arrivato. Non lo sopporto. Però devi vedere che tavolate di pesce. E la frutta. Che festa…»
I bicchieri si avvicinano.
«Salute…» mi dice.
«Ai capelli neri…» gli rispondo.
«Sì, ha i capelli neri. Anzi, è proprio scuretta bene bene, lei…»
Rimaniamo seduti sugli sgabelli di legno assorti negli odori e nei sapori.
«Tu che lavoro fai?» mi chiede d’un tratto.
«Scrivo…»
Allora ride.
«Vedi, se io raccontassi la mia vita a uno scrittore, ne verrebbe fuori un gran bel libro…» mi dice.
«Non esiste una persona che non direbbe la stessa cosa…» gli rispondo.
Torna serio. Osserva il liquido muoversi nel bicchiere e chissà dove vanno a finire i suoi ricordi. Lo muove, lo inclina, quasi ne versa il contenuto sul bancone.
«Per questa vita, è andata così…» e sospira.
I nostri rhum finisco quasi insieme.
Scendo dallo sgabello e mi allaccio il giaccone.
«Vai via? Allora la mia bevuta è per la prossima volta…»
«Sì, la prossima volta…»
Esco dal locale ed è tutto silenzio e bianco.
Come un foglio su cui scrivere una storia.
A volte si scrive con l’oro di un Sailor Jerry. Altre, con il nero.
Perché nero è il colore di chi ha una traccia da lasciare, presto coperta da tutto questo bianco.

Nina Simone – Black is the colour of my true love’s hair

© Alessandro Morbidelli, 2017


Alessandro Morbidelli rientra tra gli autori dell’antologia “IN VIAGGIO” (collana Sdiario, Edizioni del Gattaccio).

Per acquistarlo potete scrivere a: info@edizionidelgattaccio.it

Buona lettura!

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