Oblò [11] di Chiara Munda

DI TATUAGGI BRUTTI, DI SCHERZI IRRINUNCIABILI E DI MAMME SPAVENTATE

Da sempre sono fissata coi tatuaggi brutti. Quelli disegnati male, quelli storti, quelli che sembrano fatti in galera o dopo aver litigato con il tatuatore. Non sopporto i ritratti sul petto, da quello di Padre Pio a quello di Che Guevara, i nomi dei fidanzati, dei figli o dei fratelli – soprattutto se si chiamano Kevin Salvatore o Emanuel Calogero – gli animali così brutti da chiamare il WWF e le scritte con gli errori. Non so perché ho questa fissa, ma ognuno ha le sue. C’è chi inorridisce per i fisici flaccidi, chi per gli occhiali tamarri e chi per le Hogan. Io per i tatuaggi brutti. Da quando voglio tatuarmi anch’io, i tatuaggi brutti sono aumentati, tutti ne hanno almeno uno. Qualche settimana fa, ho trovato su internet la foto della scritta: «Tu inizi a cantare, io inizio Ha sognare». L’ho mandata a mia mamma, con didascalia Tatuaggio fatto!L’ho immaginata ricevere il messaggio seduta sul divano, un libro tra le mani e un fascio di luce che entra dalla finestra. L’ho immaginata sentire la notifica di Whatsapp, interrompere la lettura e prendere il cellulare. L’ho immaginata sgranare gli occhi e avvertire un capogiro, l’ho immaginata prendere un bel respiro e comporre il mio numero. E, infatti, due secondi dopo mi stava chiamando, già dal tono si capiva che era impallidita, la voce flebile e la parlata lenta:
«Ti piace, mamma?»
«Ehm… sba-sbaglio, sbaglio o c’è un’H?»
«Dove?»
«Inizio Ha sognare. È scritto con l’H o ho visto male?»
«Certo, mamma, che c’è l’H, è un verbo!»
«Ehm… no, non è, non, non è un…»
«Come no? Inizio Ha sognare, è il verbo avere, perché i sogni si possiedono!»

Purtroppo non ce l’ho fatta, giustificare un errore del genere con l’amore per i sogni è troppo pure per me e sono scoppiata a ridere. Ho dovuto dirle che la stavo prendendo in giro, «Ormai dovresti essere abituata, mamma!» non era quello il tatuaggio appena fatto. «Ti mando la foto di quello vero» le ho detto e le ho spedito un polso con inciso Matteo Salvini. Qui non ha avuto dubbi, ha capito subito che era uno scherzo. Si vede che mi reputa più sgrammaticata che leghista, in un certo senso è un complimento.

Ieri l’ho fatto di nuovo, le ho mandato il tatuaggio: «Veni, Vidi, WC», spiegandole che quello che avevo pensato di farmi, una scritta in greco, era troppo difficile, non c’erano tatuatori capaci di realizzarlo in una veste grafica piacevole. «I caratteri greci sono difficili da scrivere su carta, figurati su pelle!» le ho detto. In greco non potevo, quindi ho ripiegato sul latino, creando un gioco tra Cesare e Vespasiano, in un tripudio di imperatori e ironia. C’ha creduto di nuovo, pare abbia passato un brutto pomeriggio prima di capire che la stavo prendendo in giro. Povera mamma.
Domani le mando quello in foto.

© Chiara Munda, 2018

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