Non è mai troppo tardi

La donna scrutò a lungo, in silenzio, la figura emaciata riflessa dalla superficie lucida.
I capelli biondi cadevano disordinati sulle spalle, sul viso; macchie viola sugli occhi tra i boccoli umidi e spenti.
Il suo respiro ansimante spostava i fili dorati scoprendo le labbra tumefatte.
In fondo allo specchio, nel buio, lui sorrideva facendo schioccare le nocche insanguinate. “Sei una lurida puttana…” sussurrava, “meriti una lezione…” insisteva, agitando la cintura come una frusta. Ogni sferzata nell’aria la faceva sussultare. “Ora inginocchiati, da brava moglie, e accogli come si deve i miei amici…” continuava suadente, indicando quello nudo sul letto.
Lei cercò di dominare il pianto, restando davanti allo specchio, senza voltarsi, mentre cercava con tutta l’anima di svegliarsi dall’incubo.
“Devo andarmene, devo farlo, ora, subito…”
Una forza misteriosa la inchiodava davanti alla sua immagine, mani invisibili strette sul collo, spire avvolte intorno al suo seno nudo.
Voci fantasma ad attirarla. “Che aspetti? Non ne hai abbastanza?”
Voltò le spalle allo specchio con un gemito, ricacciando nelle tenebre mani e serpenti. Raccolse la camicia strappata.
“Sì, ne ho abbastanza” disse, scavalcando il cadavere del marito.
Superò anche il secondo corpo, le gambe piegate in una posa innaturale, una mano artigliata al lenzuolo insanguinato. Spinse via l’altra mano, che reggeva ancora il coltello con cui le avevano strappato i peli dal pube. Le bottiglie di liquore vuote rotolarono dalla schiena del terzo sacco di merda.
Allontanò col piede la pistola ancora fumante e raccolse la borsa.
Rovistò nelle tasche, le mani tremanti a cercare una sigaretta. Una foto cadde a terra. Nell’immagine ingiallita il suo viso di fanciulla sorrideva accanto a una donna altera. Un fantasma di sorriso le increspò le labbra. “A tutto c’è rimedio” diceva sempre la regina, “c’è sempre tempo”.
Annuì, infilandosi la gonna. La fiamma dell’accendino riverberò sulle figure in attesa oltre lo specchio.
Si avvicinò di nuovo, evitando di sfiorare i cadaveri.
“Dite che posso?”
Lo specchio divenne liquido.
“Certo”, disse la donna, allungando un braccio oltre il vetro, “non è mai troppo tardi per tornare a casa.”
Respirò a fondo prima di passare.
Dall’altra parte non c’era traccia di serpenti, di cinghie, di morte.
“Bentornata Alice” dissero le voci.
“Bentornata!” squittì il Bianconiglio.

© Luigi Brasili, 2021

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