Immagini e parole di Barbara Garlaschelli

Facebook è un mondo. E uno spazio temporale. In questi giorni continuano ad arrivarmi immagini e parole che mi riportano al passato. Un passato non gradevole ma intenso, formativo, sconvolgente e vivissimo.
Immagini e parole.
Le immagini del luogo dove la mia vita è cambiata per sempre (proprio in quel pezzo di mare lì. Vedo con esattezza il punto nel mare amato e incolpevole), e poi le parole di una persona che quando mi ha scritto la prima volta non ho ricordato, ma alla seconda – dopo due brevi indicazioni – si è affacciata limpida nella mia mente. Un infermiere che in quell’inferno ci ha aiutati tanto – me  e i miei genitori – con la sua competenza, ma soprattutto la gentilezza e la dolcezza. A distanza di 37 anni lo ricordo ancora con affetto e gratitudine.

“Quel giorno avrei voluto non essere li, ma era il mio lavoro. Quel giorno non avrei voluto conoscerti, ma ho dovuto perché era il mio lavoro. Quel giorno non avrei mai voluto vedere il tuo bel viso così spaventato, ma era il mio lavoro. Quel giorno avrei voluto dimenticare tutto uscire da quella stanza e scappare ma non ho potuto, era il mio lavoro. Grazie per la tua umanità, sapevo che eri una persona speciale. Oggi sono in pensione e leggo con piacere quello che scrivi.

Un giorno per caso su internet ho letto il tuo nome, ho controllato e ho capito che eri tu. Ricordo molto bene la tua immagine e le lunghe chiacchierate con tuo padre. Era il lontano 1981, mese di settembre reparto di neurochirurgia H Niguarda , lavoravo in quel reparto come infermiere professionale. Non so spiegarmi ancora oggi il perché il tuo nome e la tua figura sono rimasti così nitidi nella mia mente, ancora oggi è così. (…)”

Voglio condividerle con voi perché penso che questo sia una delle cose stupefacenti della vita: il passato torna sempre e puoi abbracciarlo o respingerlo. Ma non dimenticarlo.
E non dimenticare, per me, è uno dei doni più grandi che possiamo fare a noi stessi.
Per poi andare avanti.

©Barbara Garlaschelli, 2020

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