L’altro cibo [CROSSINGS/ATTRAVERSAMENTI] di Nicoletta Vallorani

L’altro cibo,

di Federico Rodelli

(2012; 18’)

Mai madre abbastanza

In terra straniera, cerco le curve che conosco, gli angoli poco affilati e le vie indirette. Inseguo i sapori familiari sperando che mi proteggano. Arriccio il naso se un odore mi ferisce, mi nascondo se mi fa piangere. Seguo i movimenti leggeri delle mani, ali scure che schermano la luce. Quando sarà pronto, mangerò.

In terra straniera, raccolgo avanzi di amori e di cibo. Chi si prenderà cura del mio silenzio per dargli un sapore? Non ho madri né amori, conservo il ricordo del mio giardino, ho perduto i miei figli nel luogo che doveva salvarli. Ho dimenticato il mio corpo in un campo di detenzione. Ho avvolto il mio sorriso in un dolore profondo al terzo uomo che mi ha violata. Non ho nulla di me, nulla mi appartiene.

Entro in questa cucina come se fosse casa e mi accoccolo su una sedia.

Lei fa da mangiare, sorridendo.

Lei che è madre abbastanza.

She cannibal

I was, I used to be, a woman. In my previous life, I was a female born and bred, and my body resembled my soul.

I was, I used to be, a mother and a cook. I prepared a dinner as a beautiful girl prepares her body for the man she loves.

I was, I used to be, a woman, before becoming a rebel. Disobedience and my refusal to be the woman you want made me an enemy. That was when, finding out that I was fine alone, I sharpened my teeth, strengthened my muscle, trained my mind as to build the walls of my heart.

That’s why you, a simple man, hate me.

That’s why I uncover my teeth.

Be my food. Now.

© Nicoletta Vallorani, 2019

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