Ma dove vado se parto? [5] di Anna Bertini

PELLE PULITA

Capita di rado che si sieda davanti a un film che non ha scelto, ma oggi Angel desidera compagnia, vuole condividere. Angel è appassionata di mondi a venire.

Sono mondi possibili mamma…
Guarda tra non molto sul nostro pianeta sarà così.
Dai mamma vieni qui a me piacciono queste storie.

Mondi popolati di eroi tatuati e taurini, di umani dotati di poteri vari.
Potere al popolo, potere operaio, classe dirigente al potere, potenza della lirica, una trama potente. Questi i poteri di cui si parlava quando l’età dei figli era la sua.
Il mondo circostante ogni giorno di più somiglia a una pellicola, e fa anche quel rumore tipico del nastro ai tempi della celluloide: esce dalla bobina e sbatte girando; film finito, mondo finito, fine nastro.
Le immagini passano in fretta e la preoccupazione di questo oggi per trattenerle è esagerata. Eppure gli stimoli si imprimono così oramai, se ne accorge pure lei, come immagini veloci. Anche se leggi la Treccani ti inceppi su un’unica frase che genera un’immagine, entra nel ricordo, procedendo per concatenazioni porta altrove. Ma da dove è partito tutto, come era il pensiero primigenio?

Parola immagine indagine tatuaggio salvataggio di informazioni riconoscimento. Film.

Lei non ne ha tatuaggi, non ha iscrizioni non ha informazioni fuori di sé. Però in quel film tutto è scritto sulla buccia, gli uomini sono grandi libri decorati. Hanno sulla pelle le mappe e i tableau, le rose scarlatte, le promesse e le imprecazioni i giuramenti e i detti. I lucchetti, il gioco dell’oca. Lei non ha niente.

Pulita e pallida.
Fuori non porto scritto niente, e … nessuno sa più leggere dentro un uomo.
Io so mettere dentro. Copiando con la carta carbone della pupilla, copiando veline volanti e colorate, sospese nell’aria, diafane.
Copiando petroglifi aghiformi, ombretti perlati, tarantelle.
Copiando e mangiando curiosità, mettendo dentro la coscienza cose completamente invisibili da fuori.

La sua pelle è senza iscrizioni ha solchi soltanto, simili a quelli sui vinili. A lei manca però il nero di seppia. Anche i capelli non hanno più colore. Si sente il contrario del vantablack, ha il massimo respingimento della luce.

Mamma l’avete studiato voi a arte il vantablack?
No, Angel, ma che cazzo è il vantablack scusa?
Il colore nero a cui corrisponde il massimo assorbimento della luce.

Lo sa, tutto continua a cambiare. Si procede verso uno specchio. Lo specchio siamo noi, abbiamo immagini al posto delle coscienze.
Si è seduta a guardare il film con Angel, lei ci teneva. Gli uomini mappati, forti, muscolosi, scuri, sporchi. Tutto è forte come l’agrodolce, nei mondi che i giovani guardano al cinema con la convinzione che quello sarà il futuro: un futuro tatuato e taurino dove tutti combattono. Tutto si deve conquistare: un nome, un lembo di terra, un amore, una pioggia contro la siccità, un figlio, una stella che brilli per te. Un’amicizia. Un risultato.

Io non so combattere, fatico a incazzarmi.
Fatico a sgomitare e fatico a credere nel male.
E se devo sconfiggere qualcuno per passare mi arrendo.
Io credo nella mia strada che è un sentiero chiaro di terra sconnessa e scoscesa.
Io fatico a faticare, mi riposo, mi rilasso. Mi distraggo e confondo.
Se gli affanni non cercano me, non vado da loro.

Le hanno detto sì che i film non stanno più sulla pellicola, ma cosa cambia? Nel film che sta guardando con Angel comunque il mondo degli uomini mappati finisce, si sgretola. Gli esseri viventi si devono recare da un eroe invincibile che legge la loro pelle e dice dove andare: come partire per la galassia, dove rifugiarsi e ricominciare a combattere per qualcosa. Dove farsi fare nuove mappe nuove rose scarlatte nuove scacchiere sulla pelle.
Ha immaginato di essere anche lei in quel posto. Di presentarsi all’eroe invincibile senza nessuna iscrizione: non una figura, un cuneo, solo solchi chiari e poco profondi di un tempo passato senza marcare niente, schiarendo invece tutto. Privando di più certi connotati.

Ehi umana, così non si va da nessuna parte, lo sai…
Fammi leggere le mappe, com’è che non hai indicazioni?
Di che razza sei, quali coordinate aveva il tuo mondo di origine?
Non hai un marchio, una parola d’ordine…
Non hai un simbolo, un talismano sulla pelle?
Un quesito da risolvere per svelare le password…
Umana
look at me, così non si parte per la galassia, sorry.
Si resta qui ad attendere che questo mondo si sgretoli.
Si finisce. Non vuoi essere immortale lady?

Eh no, eroe tatuato e taurino. Io all’immortalità non ci sono preparata. Ancora nel mio mondo non è prevista. Anche se mi tatuo tutta come l’uomo del circo, se mi scrivo addosso la Divina Commedia, se ho simboli cunei e talismani, io qua prima o poi mi sgretolo.
Intanto esco da questo film. Quando voi sarete sulla galassia tranquilli mi prendo una cosina in bianco e nero, di quando c’erano le pellicole. Qualcosa dove di nero più nero c’è un frac, un cravattino a farfalla, il vantablack non lo hanno ancora definito, i tessuti sono consunti e porosi e non assorbono tutta la luce dei riflettori, il pulviscolo invade la scena. Qualcuno balla tenero un tip tap. Per poi forse morire.

© Anna Bertini, 2018

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