L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky, recensito da Eva Fullin


Edizioni KELLER
Traduzione di Scilla Forti

“Ci sono giorni in cui i morti si pestano i piedi a vicenda sulla nostra via principale. Parlano tutti assieme e non si rendono conto delle sciocchezze che raccontano. Il brusio delle voci aleggia sulle loro teste. E poi ci sono giorni in cui invece non c’è nessuno. Non so che fine facciano. Forse lo saprò quando sarò una di loro.”

Dopo Preghiera per Cernobyl’ della Aleksievic, un libro che ha i denti e morde fino a farti sanguinare, credevo che non avrei più avuto il coraggio di leggere nulla sull’argomento. Fortunatamente la copertina di questo libricino mi ha stregata, così bella, simile a un manifesto sovietico, e allora l’ho letto. 

E’ bellissimo, tenerissimo, pieno di ironia e tanta tanta amarezza. Ma anche di forza, di voglia di vivere, di cocciutaggine e di amore viscerale per la propria terra, uccisa e dimenticata.

Non dimenticherò facilmente Baba Dunja, questa meravigliosa vecchietta che non si arrende a nulla.

Un libro che è una coccola, una storia narrata con delicatezza e incredibile umanità. Ti innamori di Baba Dunja e della costellazione dei personaggi che la circondano.

Uno di quei libri da scovare sugli scaffali, piccolo, come tutte le cose preziose. 

Leggerlo mi ha riconciliata col mondo, con il male del mondo, almeno per qualche ora.

© Eva Fullin, 2021


Eva Fullin

 

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