L’ultima stagione di Don Robertson, recensito da Eva Fullin


NUTRIMENTI Edizioni
Traduzione di Nicola Manuppelli

Howard Amberson e sua moglie Anne.
Due personaggi indimenticabili, insieme a tutta la loro famiglia e a tutti coloro che incontreranno lungo la strada.
Questo libro è una fotografia autunnale, una malinconia continua, un sussurro prolungato e profondissimo.
Due anziani vicini alla fine che decidono di fare un viaggio senza meta, per capire il mondo prima di lasciarlo, per capire chi sono stati e chi sono oggi, e il loro ruolo in questa vita apparentemente senza senso.
“Non conosciamo questo mondo. Non abbiamo l’obbligo almeno di provarci? È giusto andarsene prima di sapere che cosa si sta lasciando?”
Howard non vuole aspettare la fine chiuso nella loro casa, vuole risposte, prima del commiato. Un romanzo di 600 pagine che scorre come un placido fiume, ad un ritmo perfetto, in cui il protagonista è il senso profondo di umanità, che unisce le persone, con tutti i loro pregi e i loro difetti, le certezze, le debolezze e le contraddizioni, le passioni e il dolore che tutti abbiamo dovuto sopportare e siamo riusciti a superare o a non superare, e soprattutto l’amore, un mistero assoluto che però tutti abbiamo vissuto.
Un viaggio tra il presente, narrato in terza persona, e il passato nel diario tenuto da Howard (la meraviglia del diario di Howard!) un continuo flashback che serve a trattenere i ricordi lontani ma, nello stesso tempo, a far capire quanto siano ancora vivi, pulsanti, quanto siano importanti, perché è grazie a loro che siamo quel che siamo. La narrazione di una famiglia e di una vita normale, di piccoli avvenimenti   e della resistenza quotidiana, fatta di dignità e umanità.
Robertson ci mostra quanto dramma, quanta bellezza, quanta gioia possano nascondersi nelle pieghe delle nostre piccole vite.
Ed è talmente bravo che riesce a farci ascoltare anche il rumore che fanno le persone quando siedono a tavola, a dar voce anche ai silenzi, al rumore delle foglie e alla pioggia che cade, scrivendo un romanzo in cui ci sono pagine di grande poesia e bellezza e commozione che sarà difficile dimenticare, almeno per me. La capacità di trovare lo straordinario nell’ordinario, quel particolare piccolissimo che rende una stanza buia piena di luce, quel sentimento impercettibile come un granello di sabbia in gola che poi scivola giù come un macigno, lasciando una ferita.
 “I ricordi sono una cosa meravigliosa”
E’ vero, sono come gli amici, come gli affetti, come i bei libri…e “L’ultima stagione” è davvero un libro bello, bello come l’amore, come la tenerezza, come la cura che si ha per quelli a cui vogliamo bene.
Piccole vite e la bellezza della normalità narrate in modo straordinario in più di 600 pagine di grazia, tenerezza, compassione, gentilezza, meravigliosi sentimenti che ci scaldano il cuore.
Leggetelo, anche se la mole può incutere timore ne vale davvero la pena. Si è ricambiati da un senso incredibile di calore umano e conforto, nonostante il tempo, il dolore della perdita.
Perché è un romanzo che parla di fiducia e di libertà, quella che ci permette di scegliere il nostro cammino, fosse anche l’ultimo.
Che ci ricorda quanto siamo fragili e imperfetti e che questo, nient’altro che questo, ci rende umani.

© Eva Fullin, 2021


Eva Fullin

 

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