Lei di Ygor Varieschi

Partendo dalla suggestione del film Rashomon di Akira Kurosawa abbiamo preso una fotografia scattata da Viviana Gabrini e alcuni  Sviaggiatori hanno raccontato una storia interpretando l’immagine a modo proprio.

Il risultato è sorprendente. Perché ogni cosa è vista con i propri occhi e ciascuno di noi ha una sua narrazione della vita e di ciò che vede, anche se l’immagine è la stessa.

***

«Che farai adesso?»
Lei non mangia quasi mai con me. Anche se una ginoide, come è lei, potrebbe farlo. Ma dice che non le va. Preferisce guardarmi, e non sembra mai annoiata dalla mia presenza. Non so il motivo, ma le vado a genio. Sarà perché non penso a lei come fanno gli altri. Forse perché non mi riesce di pensare a lei come a quello che non è.
«Cercherò un nuovo incarico. Come al solito» le dico, mentre allontano il piatto vuoto e ho già voglia di una sigaretta. «Mi servono altri soldi.»
Lei s’irrigidisce. Negli occhi neri si muovono fiamme d’ombra.
«Già. Come al solito.»
Sa perché lo faccio, e non mi dice altro. Restiamo in silenzio mentre finisco quel che resta dei noodles e della birra. Su un grande schermo appiccicato a un palazzo scorrono delle pubblicità. La luce delle immagini cala sulla strada inondandola di colori dapprima vivi e poi sfuggenti. Poi a un certo punto la luce s’inchioda su una tonalità di viola stinto, una macchia che sfida la notte. Guardiamo nello stesso punto, dove una bambina cammina con i suoi genitori, e l’immagine di quella famiglia si riflette su una pozzanghera lasciata dalla pioggia appena caduta.
Lei pensa a quello che non potrà mai avere. Io a quello che ho lasciato.
Nella linea sottile che separa l’immagine reale da quella rovesciata nell’acqua, c’è tutta la differenza che esiste tra i nostri mondi. Mentre lei continua a guardare quella famiglia che si allontana, io la osservo. So che le fa male, eppure sorride.
La luce cambia e si fa azzurra. Il ciclo pubblicitario ricomincia.
Mi guarda, e quel sorriso rimane.
«Sai cosa farò io adesso? Ordinerò un altro giro, per noi. Oggi è il mio compleanno» mi dice. Agita una mano nell’aria, come per correggere qualcosa. “Diciamo che è così. È il giorno in cui mi hanno attivato.”
Lontano dalla mia attenzione, la bambina ritorna. Rincorre qualcosa che le è caduto per terra, fino a raggiungerci al bancone di un venditore di strada. È una pallina rossa, di quel rosso vivo con cui si riempiono i cuori che si disegnano da piccoli.
Lei si è già chinata per prendere la pallina, e quando gliela restituisce, il suo sorriso è il più umano che abbia mai visto. La bambina la ringrazia e poi sparisce, come se l’avesse risucchiata un sogno.
Prendo le due birre, e gliene metto una davanti. Lei mi guarda, come se mi avesse ritrovato dopo un lungo viaggio.

©Ygor Varieschi, 2019

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