La drama sono io [9] di Raffaele Rutigliano

© Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

18 GENNAIO 2018

Domani mi sveglierò alle 5:10. Prenderò il primo treno alle 6:18, il Freccia alle 7:00. Arriverò a Napoli Stazione Centrale alle 8:10. Alle 8:15 farò uno squillo a Gilberto per ritrovarci fuori da F6 e fare colazione: due caffè macchiati rigorosamente in vetro e un cornetto grande io e uno mini Gilberto. Poi sigaretta, io una Chesterfield Blu e Gilberto una menta-limone. Parleremo del più e del meno, di cosa si dice in giro o si è letto sui social. All’ultima tirata mentolata entreremo in ufficio. Io al sedicesimo, Gibbi al terzo: “Ciao Rut, ci vediamo dopo”.

In postazione aprirò baracca e avvierò il pc. Controllerò le mail e inizierò a schedulare l’intera giornata. Dal secondo cassetto sulla sinistra estrarrò tutti i miei appunti, lì ci sono tutte le mie considerazioni o spunti per ridisegnare la rete trasmissiva.

Nel frattempo arriveranno gli altri colleghi. Intorno alle 9:30, se nessuno si sarà affacciato alla mia stanza, ripercorrerò il corridoio lato carcere per adunare la ciurma di caffettari. Federico, se non al telefono sarà il primo, poi si passerà a reclutare Lele. Lele lo riconosci perché ha il fiatone per la fretta di arrivare in tempo in ufficio o perché  ha la faccia di quello che non ha dormito. “Oggi pago io”, lo dice sempre Lele, tutti i giorni. E lo dirà anche domani. Prenoteremo uno degli otto casuali ascensori che ci porterà al terzo. Proveremo anche a convincere Gilberto per un secondo caffè. Non è l’armata Brancaleone, solo un gruppo di colleghi che si vogliono bene, che si stimano e si permettono pure qualche cazzimma per non pensare al peggio…

Finalmente da Gigi degusteremo un caffè speciale, e che caffè, perché come lo fa lui non lo fa nessuno in tutta Napoli. “Usiamo una miscela buona”, dice sempre Pasquale, che sta in cassa e tiene sotto controllo la situazione…

Il prossimo appuntamento sarà: la pausa pranzo, dove io, Lele e Gibbi ci recheremo in sala mensa, e lì ritroveremo Giggino questa volta ai primi e Pasquale sempre alla cassa.

Lele se avrà qualcosa da dire esordirà con :“Questo è il fatto, statemi a sentire…” E io e Gibbi inizieremo a vedere se non ci saranno messaggi sul cellulare. Lele deve ancora capire che la vita è bella proprio perché è strana e fatta di alti e bassi, di larghi e magri, soprattutto quando non mangi nulla e la panza chissà perché ti cresce comunque. Ce lo chiediamo in tanti e soprattutto io e Lele. Io più per partecipazione.

Finita la pausa pranzo si ritornerà alle proprie postazioni.

Durante la giornata avrò modo di incrociare altri colleghi come Antonio, Raffaele, Giovanni. Poi c’è Beppe: si unirà al caffè delle 14:10 per raccontarci l’ultimo film visto in stile Anicagis. Tutti in rigoroso silenzio e intorno a uno dei tavolini da Giggino. Raffaele, il terzo, il professore, anche lui durante il caffè post pranzo ci racconterà una delle sue uscite domenicali in qualche museo napoletano o l’ultimo libro letto.

Queste pause, queste abitudini, questi modi di dire e fare hanno fatto parte della mia vita negli ultimi tre anni. Da domani purtroppo non mi alzerò più alle 5:00. Non prenderò più nessun treno. Non rivedrò quotidianamente questi amici/colleghi. Tutto ciò mi mancherà. Già mi manca in realtà.

Dicono: “La vita va avanti”. No, non è vero. Certe cose restano e vorresti che durassero per sempre. L’ho sperato, ma la sorte è puttana e c’ha la cazzimma più grossa della mia.

Per me Napoli non era una città, era casa.

Ciao, guagliù. (Non piango, lo giuro).

© Raffaele Rutigliano, 2018

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