Isole di Ygor Varieschi

Lungo la strada che si snodava tra alcune colline spoglie, ogni tanto apparivano dei camion militari. Brevi carovane che avanzavano lentamente per qualche minuto, come le spire di un serpente svogliato. Poi quando anche la coda scompariva dallo sguardo, il silenzio si fondeva con l’assenza di movimento.
«Non ho mai visto niente del genere. Tranne che nei film.»
Sara si allontanò dalla finestra e si voltò. La stanza era illuminata da due candele. La terza fu accesa in quel momento. Roy spense il fiammifero agitandolo nell’aria, poi lo gettò nel posacenere. La guardò.
«All’inizio del secolo il mondo si era fermato. Per un po’ di tempo. Allora c’era molta più gente e frenesia di adesso. Più interconnessione, ma anche una maggiore distanza» disse lui, ricordando i racconti di suo nonno. «La gente aveva tempo solo per se stessa e raramente per gli altri. Tutto era predisposto per incentivare l’individuo a considerarsi come tale e non come parte di una comunità.»
«Ho studiato anch’io un po’ di storia» fece lei mentre si sedeva dalla parte opposta del tavolo rispetto a Roy. «Le nazioni erano divise. C’erano confini e barriere persino nelle abitazioni. Però una cosa non è cambiata: tutto dipende dal denaro. Vita, morte, salute. Felicità e fallimento.» Sospirò, e la fiamma della candela appena accesa tremò, scossa dal fiato. Una goccia di cera scivolò piano lungo la colonna della candela. «Però non ricordo come andò a finire.»
«Ci furono tempi di solitudine. Di isolamento. Gli individui impararono a comprendere cosa significava essere un’isola separata da tutto il resto. Privati della libertà di andare dove volevano e del contatto umano, si resero conto di quanto fosse stato stupido ignorare gli altri pensando di avere bisogno solo di se stessi. A quel tempo la gente era pronta a calpestare il prossimo per arrivare più in fretta all’obiettivo. E invece scoprì l’importanza di un abbraccio. Perché allora non si poteva abbracciare chi si amava. Ci pensi?»
«Isole private del tocco del mare» disse lei. Appoggiò il mento sulle mani chiuse a pugno. La luce della candela illuminava il volto di Roy, assorto in un ricordo che gli doveva piacere. E forse causargli dolore.
«Erano come noi» disse lui. «Costretti a vivere lontano dagli altri per un po’. Ma non per sempre.»
C’erano ancora pericoli, gente che voleva ucciderli. E poi c’era tutto quel movimento di militari, il paese che andava verso una guerra. E quando si va verso una guerra, nessuno vince veramente.
«Non per sempre» ripeté lei. «E per noi sarà diverso.»
Da cosa o da chi, non lo disse. Si alzò, prese una delle candele accese e portò un po’ di luce con sé mentre andava in cucina. Fuori tutto taceva.
C’era solo Roy con lei, che la guardava. A Sara venne in mente un’onda silenziosa che accarezzava la riva. Le sembrò di sentire il mare, dietro la parete.

©Ygor Varieschi, 2020
©Foto di copertina Leonardo Cassi

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