Intervista a Sabrina De Canio di Anna Martinenghi (1/2)

Come perla

Come perla
mi lascio inanellare
dal fragile filo dei baratti con il tempo
scorro
al ritmo delle mie sorelle fino al nodo
non mi oppongo
al corso che mi è dato
dove il prima e il dopo
solo io conosco
sbiadisco
in fila indiana
nel silenzio prigioniera
di un bagliore incatenato.

Scelgo le parole di Sabrina De Canio per presentarla: “Quello che ci affascina delle onde del mare non sono la maestria, la tecnica, la fisica dell’onda ma il suo miracoloso compiersi. Non occorre sempre spiegare tutto. Il rischio di mettere sempre la poesia al centro di un’analisi tecnica è quella del distacco emotivo, dell’autopsia, di farne un corpo morto quando invece è viva e pulsa, se tendiamo l’orecchio”. Anima viva del Realismo Terminale, Sabrina De Canio lo rappresenta egregiamente: il fare poesia diviene viverla, utilizzandola non solo come chiave di lettura della realtà, ma come codice di comportamento e di relazione nei confronti dell’esistenza.

 


Antje Stehn
– omaggio a Pippa Bacca X Biennale di Soncino –

Viaggio

Bianco
oliva, rosa, rosso,
verde, marrone, nero.
Bianco
giglio di seta
cenere che lava.
Siamo latte
nelle porcellane
del servizio buono
sacre ad ogni partenza.
Siamo l’ago che ricuce
e il filo che si riannoda
fruscianti come libri
nel bianco che ci spegne.
a Pippa Bacca


  • Cosa significa per te poesia?
    Poesia rappresenta per me un universo multiforme, un approccio all’esistenza, non ultimo l’impegno a preservare integro il luogo della libertà e del pensiero. Ma anche coscienza civile, sguardo sul mondo, oltre che dentro di sé. La poesia mi sta insegnando il coraggio.
  • Qual è il tuo percorso poetico?
    Certamente l’incontro e la conoscenza di poeti autorevoli mi hanno ispirata a credere nel ruolo incisivo della poesia nella società, come testimonianza di un sentire più alto, di una resistenza “against all odds”. La poesia ispira il mio percorso di vita, è innegabile. Sono certamente cresciuta a contatto col realismo terminale di Guido Oldani, mi ha soccorsa nella ricerca di nuove modalità espressive, nuovi interrogativi, mi ha aiutato a tenere uno sguardo più fermo sul mondo. A tutto questo si unisce la convinzione della necessità della poesia, non solo per la mia vita ma come frame di tutte le arti e della nostra, sempre più a rischio, umanità.

  • Cosa significa realismo terminale? Quanto è importante per la poesia contemporanea?
    Il Manifesto del realismo terminale nasce nel 2010 grazie alla straordinaria intuizione di quel grande poeta, intellettuale e maestro che è Guido Oldani (lo considero quasi un padre, certamente un mentore d’eccezione). “Realismo” non ha bisogno di grandi spiegazioni, credo si spieghi da sé, “terminale” ha a che vedere con la condizione dei popoli nella contemporaneità, a qualunque latitudine sono protagonisti di un movimento migratorio verso le città, destinate a divenire megalopoli (si stima che ben presto, in Cina per esempio, avremmo città di cento milioni di abitanti). In queste megalopoli si produce un accatastamento di culture, persone, oggetti. L’oggetto, in particolare, ha assunto un ruolo centrale mentre la natura sempre più periferico. Si è interrotto il rapporto tra uomo e natura che ha caratterizzato tutto il Novecento, e con esso si è aperta una parentesi (personalmente lo spero) di vassallaggio dell’uomo verso gli oggetti, divenuti preponderanti. Ebbene, questo viaggio dei popoli verso le città è al termine, ecco quindi perché “terminale”.
    Il mondo è cambiato profondamente, a riprova di ciò leggi i giornali, la terra brucia, i ghiacci si sciolgono, gli animali muoiono e si estinguono ma non ne troverai quasi menzione. Se non è questa la prova di un rapporto che si è interrotto, tra uomo e natura! La natura è tristemente marginalizzata, le sue ‘intrusioni’ nel quotidiano punite. Ci piace addomesticata, in una aiuola, ma guai se sconfina. La geniale invenzione di Guido Oldani, ideatore del realismo terminale, è stata quella di codificare una nuova forma retorica che è certamente la cifra della nostra contemporaneità: la similitudine rovesciata. I tuoi occhi non brillano più come stelle ma come milioni di pixel, il termine di paragone che meglio esprime la nostra epoca è un oggetto, non più la natura. Guido Oldani, grande poeta e maestro (è stato recentissimamente insignito dalla Cina della più grande onorificenza per un poeta, paragonabile al Nobel, un importantissimo riconoscimento alla carriera) ha genialmente intuito tutto questo. Dopo il manifesto del Futurismo il manifesto del Realismo terminale, oggi configuratosi come vero e proprio movimento, nella cui orbita sono confluiti non solo poeti ma artisti, attori, filosofi, matematici, rappresenta, certamente la più recente e vitale espressione della nostra tradizione poetica.
    La poesia contemporanea, in parte ancora imprigionata in una logica ottocentesca, ha bisogno di questa scossa, di aprire gli occhi su questo mondo cambiato.

  • La poesia rimane una risposta concreta ai bisogni dell’uomo anche nella nostra epoca?
    Certamente, nel frattempo anche la poesia contemporanea è cambiata grazie ad una contaminazione forte tra le arti. La poesia qualifica la nostra umanità, è assolutamente necessaria, oggi più che mai, come atto di resistenza umana.


Minjae Lee – 1989

Africa

Quieta la coscienza
come madre amorevole
che abbraccia lo spavento di un bambino,
ma quella madre è il mare
e i figli moltitudini
ridotti ad algoritmo dello sfarzo.

(Continua)

©Anna Martinenghi, 2019

 

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