Intervista a Roberto Catani di Alessandro Morbidelli

Provate a immaginare più di millequattrocento disegni che scivolano su un tappeto sonoro di gran classe, tessuto di Andrea Martignoni, e tanta, sconfinata poesia. Provate a immaginare il sogno che si veste di forme e di colori che portano addosso la memoria della carta. Non è semplice, serve un grande lavoro di fantasia. Oppure bisogna avere la fortuna di trovarsi alla proiezione di Per tutta la vita, il nuovo film animato di Roberto Catani, Prodotto da Davide Ferazza per Withstand Film e da Miyu Distribution con il sostegno di Mibac, Regione Marche, ARTE France e CNC Fonds de soutien audiovisual, vincitore del Grand Prix ai Sommet di Cinema d’Animation di Montreal.

Roberto per me è anche un amico, uno di quei personaggi che puoi incontrare all’Oscar Wilde Irish Pub di Jesi, uno di quelli che per capirsi basta uno sguardo. Averlo qui, in questo splendido contenitore che è Sdiario, è come averlo a casa mia.

 

  • Per tutta la vita è il tuo ultimo film, un viaggio attraverso l’amore, ma un viaggio particolare.
    Il corto prova a raccontare una storia d’amore attraverso una filastrocca d’immagini, contenute in un unico piano sequenza. Partendo dal suo epilogo, la fine di un amore, si sviluppa a ritroso, ripercorrendo i passaggi più significativi del rapporto amoroso, nel tentativo di ritrovare, o meglio di ricordare, il suo inizio. Un viaggio dentro una sequenza d’immagini evocative, attraverso le quali ho provato a raccontare gli umori e i sentimenti che ogni storia d’amore porta con sé e che presumibilmente dovrebbero rimanere impressi nella nostra memoria emotiva e visiva. 

    © Roberto Catani

     

  • La percezione dell’instabilità è un elemento molto forte, anche nei tuoi precedenti lavori. La nostra vita è sempre in bilico?
    Come ho provato a raccontare in un mio precedente corto animato, penso che la vita sia un percorso “funambolico”. Esposti a ogni tipo di sollecitazione, dobbiamo rimanere in equilibrio, precari e instabili da ogni punto di vista.
  • Oggi provare emozioni ricche di leggerezza, ancorarsi alla bellezza della semplicità, è forse una chiave di volta per leggere la realtà. Sei d’accordo? Quali sono i tuoi riferimenti più importanti?
    Leggerezza e semplicità sono due parole e due concetti bellissimi. Non sono mai riuscito ad afferrare nessuno dei due. Sono pochissimi ad esserci riusciti, la maggior parte di noi, il sottoscritto compreso, temo abbia confuso leggerezza e semplicità con banalità. Come tanti ho cercato punti di riferimento tra maestri vecchi e nuovi che mi aiutassero a sollevarmi dal banale, dal mediocre. Ne ho trovati nel cinema d’animazione, Yuri Norstein più di ogni altro, e Andrei Tarkovsky nel cinema dal vero. Continuo ad avere come riferimento questi e altri maestri, ma la strada per crescere e sollevarmi dalla banalità è ancora molto lunga.

    ©Roberto Catani

     

  • Un viaggio anche attraverso un mondo di immagini che hanno bisogno di lungo lavoro per vedere la luce. Come nascono e crescono i tuoi film?
    Il racconto del processo creativo è molto difficile da definire. I miei corti prevalentemente prendono forma da un’immagine, più o meno chiara e definita, che nasce da una riflessione o da un particolare stato emotivo. L’immagine contiene sempre in sé il racconto, in essa tutti o gran parte degli elementi narrativi sono presenti, ma non svelati. Il lavoro successivo è quindi quello di sviluppare questi elementi, dando forma alle idee e ai contenuti. Quelli che inizialmente sono appunti visivi, abbozzati o appena accennati, si definiscono in uno story-board sul quale successivamente inizia un lavoro di montaggio “concettuale”. Le singole inquadrature, scene e sequenze prendono un ordine dettato dalle esigenze del ritmo narrativo e più ancora dal ritmo visivo determinato dall’animazione e quindi dal movimento. L’animazione/movimento determina in definitiva la linea guida della struttura del film.

    © Roberto Catani

     

  • La sensibilità, uno ce l’ha innata o non ce l’ha, eppure è importantissimo educarla. Tu sei maestro, oltre che artista. Quali sono state le tue più grandi soddisfazioni in questo ambito? I ragazzi con cui lavori ti fanno ben sperare per il futuro?
    Le soddisfazioni sono legate alle relazioni e al contatto umano che negli anni si costruiscono con le allieve e gli allievi. Queste relazioni permettono un interscambio di conoscenze e di esperienze, umane prima ancora che culturali, che determinano e costituiscono il percorso di crescita dei discenti e dei docenti. Indipendentemente dal ruolo professionale che assumeranno fuori dalla scuola, il percorso educativo procede nel tentativo di formare delle “persone”, strutturate e dotate dei necessari strumenti critici per valutare e scegliere. Nella speranza che attraverso questi strumenti possano loro immaginare e quindi costruire un futuro migliore e ben diverso dal vuoto e disastroso presente che noi adulti stiamo lasciando.
  • In coda a queste immagini, c’è già la prospettiva di un altro mondo di forme e di colori?
    Per ora in coda alle immagini ci sono, oltre ad una grande stanchezza, dei disegni sparsi e abbozzati. È probabile che in uno di questi disegni ci sia già un racconto e un film da sviluppare, ma è ancora troppo presto per stabilirlo.
©Roberto Catani

Quando sarà il momento, Roberto, noi saremo lì, impazienti di immergerci in un nuovo viaggio insieme a te, in precario equilibrio, tra il sogno e la realtà.

 

© Alessandro Morbidelli, 2019

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