Interstellar di Luigi Romolo Carrino

Mi ricordai di te anni successivi a quelli non ancora passati.
Si trattava di un fatto che aveva a che fare con la pioggia: non smetteva da una settimana e per un po’ mi ero rivisto dietro il vetro di una finestra della nostra casa che non abiteremo mai.
Mi si spaventò negli occhi l’estate che ci conoscemmo e avevo nelle ossa la malinconia che fa dicembre per un altro dicembre di anni che arriveranno a farci inutili e smessi.
Eri la dimostrazione dell’esistenza di un qualsiasi dubbio nell’astrofisica tua passione per la quantistica e i buchi neri, la possibile variazione del futuro arrivando da un passato destinato a modificare una profezia che si sarebbe autoavverata.

Avevo una scarpa rotta e un calzino bucato quel giorno strambo che stavo andando a Procida e nemmeno so perché. Mi vennero in mente le tisane al biancospino e il tè verde che ogni giorno bevo in tua memoria, penserò alle tue labbra grosse e nere mai mi sono mai piaciuti quelli di colore e fui vero, come una cosa vera che la riconosci.
Quel giorno che ti ricordai guardavo l’acqua che scorreva davanti al mio sguardo e mi tornerai in mente nella sinusoide delle onde generate dal cammino percorso dal traghetto. Pensai ai tuoi capelli troppo corti. Mi piaceva quando te li lasciavi crescere un po’, un po’ crespi. Mi domandai quali sarebbero state le tue equazioni per descrivere il moto oscillatorio che faceva il mare in quel momento e poi me lo domanderò alla fine dell’universo.
Chissà come le avresti scritte queste equazioni. Chissà come è andato oggi il concorso ai Beni Culturali. Te lo chiederò, prima o poi, o ti mandai un messaggio.
Credo sia stato per gelosia, almeno così crederai tu in un tempo che non ci ha dimenticato mai. Due, quattro, dieci battute sul tuo ex e un momento che diventa separazione eterna se lo si pensa sull’orlo di una stella morta. Sempre ti dirò che non sarà così, non lo era mai stato.
Improvviso, cercai le Rothmans nel giubbotto. Mi tastai la parte superiore del corpo. Poi, mi venne in mente che non fumavo da dieci anni. Allora mi ricordai che un giorno, era ancora un altro dicembre, come una scommessa ti promisi che non avrei più toccato una sigaretta.
Sei stato tu la promessa che non mi ha mantenuto. Lo sarai.
Adesso, però, vieni qui e dammi un bacio.

©Luigi Romolo Carrino, 2019

Biografia.
Di sé l’autore dice:
Napoletano. Non scrivo più.
Cover del mio utilmo libro: non è importante. Ha venduto 2000 copie, quante ne erano state stampate.

 

 

 

 

 

 

Dawn on a calm sea (foto nel cubo di Leonardo Cassi)

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