In a sentimental mood di Maria Elena Poggi

Aveva trovato casa nello stesso barrio dove viveva il suo bersaglio.
Era stato facile, nonostante lo scarso preavviso: la crisi economica aveva colpito duramente anche Barcellona.
Il suo settore, invece, non aveva subito contraccolpi di sorta: operava in un ramo che non conosceva congiuntura. Parlando di se stesso, amava definirsi un contoterzista altamente specializzato.
Domenica sera prese possesso dell’appartamento, situato all’ultimo piano di un palazzotto nobiliare. L’alloggio era ampio e luminoso e dotato di una terrazza dalla quale sorvegliare la sua preda, sorseggiando un drink. Lui però non beveva in servizio, lo reputava poco professionale.
Avrebbe potuto farlo ma la sua etica del lavoro, profondamente radicata, glielo impediva.
Senza contare il fatto che era astemio.
Una cospicua mancia fuori programma aveva convinto il proprietario dell’appartamento a considerare ridondante tutta la burocrazia che accompagna la procedura di affitto. Divennero istantaneamente amici e il patto fu suggellato da una virile stretta di mano, senza inutili sprechi di carta e firme in duplice copia.
Il suo bersaglio era una donna.
Nell’ascoltare la consegna, per la prima volta, si era sentito un po’ a disagio.
Era strano: ne aveva fatte secche a decine, senza battere ciglio; le aveva sempre considerate soltanto lavoro.
Come sempre, non aveva alcun dato personale della sua vittima.
Solo la fotografia di una bella donna fulva e procace, sui quarant’anni.
La battezzò Vera; prima di lei c’era stata Ursula: un lavoretto veloce a Lione.
Era un metodico, amava l’ordine, soprattutto quello alfabetico: gli dava l’impressione di governare il mondo e le sue contraddizioni.
L’uomo osservava Vera dalla sua terrazza. Non poté fare a meno di apprezzarne la figura piena e sensuale, scacciando poi via quel senso di turbamento come si fa con una mosca fastidiosa, in estate.
“Quel corpo non se lo mantiene, se continua a ingozzarsi di cioccolato” rifletté, mentre puliva il fucile di precisione che accudiva come se fosse un neonato.
Il pensiero che non avrebbe avuto il tempo di rovinarselo, il bel personalino, lo fece sorridere. Una battuta comica che solo lui poteva apprezzare.
Non era abituato a lunghi periodi di stasi. Era un tipo rapido: arrivava, colpiva e se ne andava.
Questo silenzio prolungato gli minava le sinapsi.
Si trovò a domandarsi se lei avesse figli, una famiglia.
Lui viveva solo. Avvertì una specie di fitta al cuore.
Forse era rimpianto per una vita che sentiva di non aver vissuto pienamente.
O forse solo angina.
Si versò una bevanda gelida e per un attimo fantasticò che la sua vita fosse diversa, una vita in cui c’era lo spazio per conoscere Vera, una sera che si fosse trovato seduto al tavolino di un bar sulla Rambla.
Immaginava di fermarsi a chiacchierare con lei, sulla spiaggia della Barceloneta.
Magari l’avrebbe trovata simpatica. Tanto da portarla a vivere nella sua masseria, a Lecce.
Vera avrebbe raccolto i capelli in una coda alta e indossato quei jeans a mezza coscia che le donavano tanto, prima di apprestarsi a ridare vita a quelle stanze malmesse, cantando canzoni popolari catalane.
Lui si sarebbe accontentato della melodia, senza cercare di capire il senso.
Non era mai stato portato per le lingue straniere, nel suo mestiere servivano poche parole.
Al tramonto, il bagliore del sole avrebbe illuminato la sua chioma incendiando le mura scabre, sotto lo sguardo severo del Santo.
E poi avrebbero… Il campanile rintoccò festoso la mezza e il killer sentimentale si risvegliò di colpo dalla sua fantasticheria, imprecando sottovoce.
Ma cosa gli era preso di mettersi a sognare a occhi aperti come un adolescente innamorato!
Ne aveva abbastanza di quella attesa; si guardò intorno e si accertò che non ci fosse nessuno che potesse vederlo.
Allora caricò l’arma e mise a fuoco la donna nel centro del mirino.
Rilasciò il grilletto; un sibilo acuto tagliò l’aria e il proiettile prese Vera in pieno petto.
La vide accasciarsi dietro al parapetto del suo balconcino, l’espressione attonita di chi non capisce cosa stia succedendo.
L’assassino tirò un sospiro di sollievo: era salvo.
Con rapida perizia smontò il fucile e raccolse le sue poche cose.
Scese le scale con calma, senza dare nell’occhio.
Giunto all’esterno, camminò con placida indifferenza per il viale, affollato di gente che si accalcava alle bancarelle per acquistare libri e rose.
Faceva caldo: si asciugò rapido la fronte; poi si lasciò inghiottire dalla folla e di lui non si seppe più nulla.

©Maria Elena Poggi, 2020
©Foto di copertina di Maria Elena Poggi

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