I mestieri rumorosi di Roberta Fava, disegni di Vania Bellosi (seconda parte)

«Ciao granello, io mi chiamo Bisbiglio Sussurri e lavoro qui a scuola. Ho un compito molto delicato perché devo portare la voce degli alunni solo ai destinatari scelti, senza farmi sentire dagli altri e soprattutto dagli insegnanti. Per questo motivo non devo dare nell’occhio e mi muovo silenzioso con passi lunghissimi. Uno dei miei fratelli ha il turno di notte, dove ci sono umani che dormono e deve fare attenzione a non svegliarli. Il nostro è un lavoro di qualità più che di quantità, dobbiamo essere molto precisi altrimenti capitano rimproveri, malcontenti , note di demerito, litigi.
Pensa che una volta mio fratello Love la combinò veramente grossa. Lui lavora con gli innamorati e un giorno si trovava con due fidanzatini freschi freschi che stavano passeggiando in un parco. Faceva caldo così lei si fermò a bere alla fontanella. Anche lui fece lo stesso e quando alzò lo sguardo incrociò quello della ragazza, che con un filo di voce disse:  “Andiamo?”
Love intercettò malamente quelle sillabe, ma quasi del tutto convinto di averle decodificate bene, le rimandò alle orecchie del ragazzo con “ti amo!” Non fosse mai successo! Iniziò una conversazione a dir poco confusa perché lui rispose pieno di entusiasmo e di stupore: “Anche io ti amo!” Lei, come ascoltò quelle parole, fu travolta da mille dubbi e decise di prendersi una pausa di riflessione. Nessuno sa come finì tra qui due fidanzatini.»
Appena Bisbiglio ebbe terminato il suo triste racconto, un rumore squillante e deciso si protrasse per tutta la scuola. Tutti gli alunni si alzarono dalle sedie e raccolte le proprie cose e si diressero in fila indiana verso l’uscita.

Il granello spaesato chiese: «Che succede?»
Moka lo rassicurò dicendogli: «Tranquillo, questo è il suono di Campanella che annuncia la fine delle lezioni.»
«Bel nome Campanella…»
“Lei appartiene alla famiglia Acute. Sono signore snelle, dinamiche,sempre impegnate a fare addominali, pesi, squat e lezioni di aerobica. Sono un po’ isteriche ma fanno un lavoro molto stressante. Vieni dài, che te la faccio conoscere.»
Si diressero nell’atrio della scuola dove trovarono Campanella che sorseggiava una bevanda scura.
«Ciao Campanella»la salutò Moka «lo sai che fa male bere troppi caffè, uno a colazione è più che sufficiente.»
«Parli così perché sei uno sfaticato. E comunque questo è solo il centesimo caffè della giornata. Lo sai che noi Acute dobbiamo stare sempre sull’attenti, essere reperibili in qualsiasi momento.»
«Anche tu hai dei fratelli?»Chiese il granello.
«Non so chi tu sia, ma sorelle, siamo solo sorelle! Siamo tutte femmine! La più grande si chiama Nina ed è la sirena della polizia, poi c’è Uea che lavora nell’ambulanza. Uì invece è impiegata negli allarmi antifurto di auto e abitazioni e Clà nei clackon dei mezzi di trasporto. Le mie sorelle più piccole invece sono Drinny, che lavora nella sveglia e Trilly, che si occupa del timer del forno. Se ci addormentassimo un solo momento potrebbero accadere fatti gravi: ritardi a lavoro o ad appuntamenti importanti: incidenti stradali di mezzi di soccorso e non; miriadi di furti; torte e polli arrosto bruciati. Ora devo scappare in palestra, mi avete fatto perdere tempo. Addio.»

«Te lo dicevo che sono un po’ isteriche, però in effetti hanno grandi responsabilità»,osservò Moka.
Il granello di polline non rispose.
Moka si accorse che si era addormentato.
«Va bene, piccolo amico mio, per oggi il giro turistico termina qui. Se vorrai domani ti farò conoscere altri amici rumorosi » disse Moka tra sé e sé incamminandosi verso la cucina, in un silenzio totale.


©Roberta Fava, 2020
©Disegni di Vania Bellosi, 2020

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