I mestieri rumorosi di Roberta Fava, disegni di Vania Bellosi (prima parte)

Un bel giorno di primavera un granello di polline cadde dal suo giovane fiore.
Iniziò a fluttuare nell’aria, spinto da una folata di vento. Volò per qualche metro finché si posò sul davanzale di una finestra aperta. Si trattava della cucina di un’abitazione. Guardando dentro la stanza, il granello scorse dei buffi esserini baffuti e panciuti.

«Ciao!» Lo salutò uno di loro. «E tu chi sei?»
«Salve, io sono un granello di polline. Fino a poco tempo fa stavo sul mio fiore, ma il vento mi ha portato qui. Non so nulla del mondo, sono nato da poco. Dove siamo? Voi chi siete?»
«Ehi! Ehi! Piano con le domande!» Borbottò uno di loro, uscendo da una pentola che stava sul fuoco.
Allora intervenne un altro: «Caro, non badare a lui, è sempre burbero con tutti. Noi siamo la famiglia Borbottii e viviamo in questa cucina. Io mi chiamo Moka e mi sveglio presto la mattina per fare il caffè. Questo è il mio lavoro: devo avvisare che il caffè è pronto, altrimenti brucerebbe se qualcuno non venisse a spegnere il fornello!»
«Non ti lamentare sempre!» Si intromise l’altro panciuto . «Tu lavori solo a colazione, passi il resto della giornata a pancia all’aria. Io invece sono il Borbottio delle pentole, e cosa credi che si faccia in una cucina? A tutte le ore del giorno c’è qualcosa che bolle in pentola! Comunque, piacere, io mi chiamo Pot.»
«Piacere Pot,» disse il granello «In effetti il tuo lavoro deve essere duro…»
«Mai quanto il mio!» Esclamò un altro panciuto-barbuto spuntato da una sedia a dondolo. «Io sono Bronto e lavoro nelle pance degli umani. Lavoro a tutte le ore, prima e dopo i pasti. Prima perché le pance sono affamate e devono farsi sentire, dopo perché sono impegnate nella digestione.»
A questo punto, il granello diventò molto curioso e decise di continuare il suo viaggio, ma non sapendo da dove iniziare, chiese aiuto a uno di loro: «Caro Moka, visto che l’ora di colazione è ormai passata, ti andrebbe di accompagnarmi a esplorare ancora un po’ il mondo? Immagino che esistano altre famiglie di lavoratori come voi.»
«Vengo volentieri», esclamò Moka. «Attaccati alla mia barba che ti porto a fare un bel giro. Se siamo fortunati incontreremo altre famiglie rumorose come noi.»

Moka fece un bel balzo dal davanzale e dopo una breve camminata i due amici si ritrovarono nel cortile di una scuola, dove gruppetti di mamme attendevano che i propri figli uscissero.
«Perfetto!» esclamò Moka. «Qui di sicuro incontreremo la famiglia delle Chiacchierine.»
«Chi sono?» Chiese il granello.
«Sono signorine sempre allegre e brillanti. Le puoi facilmente trovare fra donne che parlano tra loro. Non devono essere per forza un gruppo; spesso due bastano e avanzano!»
«Eccole!», disse Moka indicando delle piccole figure.
«Vedi come si tengono per mano formando una lunga catena? Si muovono quasi danzando in un flusso che si sa dove inizia e non si sa quando e dove finisca.»
«E conosci i loro nomi?» Chiese il granello.
«Certo! Quella è Risatina, e poi Confidenza, Domandina, Falsamodesta, Frecciatina, Vanterina, Stupita e Lamentina.»
«Wow! È una grande famiglia!»
«Sì, e ora sono tutte molto occupate quindi direi di provare a entrare a scuola, dove credo che incontreremo un membro della famiglia Sussurri», propose Moka.
«Va bene.» Accettò l’amico.
I due entrarono da una finestra a piano terra, nell’aula della terza B. Moka vide Bisbiglio spaparanzato sul davanzale della finestra.
«Ciao, vedo che oggi non hai molto da fare…»
«Ciao Moka, il compito in classe di geografia è appena terminato e ora mi riposo perché sono esausto. Ho lavorato tantissimo…» sospirò Bisbiglio.
«Ti presento il mio amico granello, ti andrebbe di parlargli un po’ della tua famiglia?» Disse Moka.

(fine prima parte)

©Roberta Fava, 2020
©Disegni di Vania Bellosi, 2020

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