Gioia di Francesca Silvestri

Sei nel vento. L’aria che respiro porta il tuo odore, il tuo passo, le carezze. Mi parla, quel vento, dice di noi, di quanto sei stato importante per me quando mi hai portato a casa con te. Ora non riesci a vedermi ma io sono qui, ai piedi di un letto che non è il nostro, vorrei che mi parlassi e tornassi a correre con me sulla spiaggia, ai piedi del faro antico.
Il liquido scende lento da un tubo che s’infila nelle tue vene. Hai gli occhi socchiusi, respiri piano. Non sento la voce, non vedo i tuoi occhi che mi cercano, ma ci sei, lo so, sei ancora con me. E quando ti sveglierai e mi accarezzerai, tutto tornerà come prima.
Ti piace uscire la mattina, prima che il sole nasca, anche d’inverno quando fa freddo e la nebbia si confonde con gli spruzzi del mare. Aspetti che la luce del faro si spenga. 
Ogni volta ti seguo, non vedo l’ora di correre con te. 
Quello, però, era un giorno diverso, l’ho capito subito. 
Come al solito eri sceso presto, ti ho osservato, eri in piedi appoggiato alla balconata antica, lo sguardo puntato verso l’orizzonte che si perdeva nell’oscurità dell’acqua, o forse no, guardavi te stesso.
Da tempo ormai non ti vedevi più.
Il buio si faceva flebile, l’alba stava arrivando, la sabbia era umida e fredda, le nostre impronte si posavano veloci una dopo l’altra, si inseguivano come in una danza, mentre ci avvolgeva l’odore della marea e della salsedine. 
Tutto sembrava come sempre, invece non era un giorno come gli altri. Più ti guardavo più sentivo il tuo dolore. Silenzioso, devastante.
Ti sei fermato, mi hai fissato negli occhi come per dirmi qualcosa, ma non sono riuscita a capire. Una carezza, poi hai ripreso a camminare, hai accelerato il passo, dalla battigia spuntavano i basamenti degli ombrelloni come schiere d’immobili guardiani del tempo. 
Il tuo sguardo si è posato sulla terrazza di quel ristorante in cui lei ti ha detto addio. 
Lei, che un giorno ti ha rivelato che non eravate più soli e che una nuova vita le cresceva dentro. Lei, che lo sapeva che non eri libero e non potevi avere quel figlio. 
Lei, che ha sperato fino all’ultimo che tu scegliessi loro.
Ora, dopo sei anni, quel figlio ti manca, ti manca quello che non hai vissuto con lui. E con lei. Le lacrime scendono e cominci a correre, gridi forte la tua disperazione. Ora vorresti abbracciarlo, correre con lui, giocare, sollevarlo e appoggiarlo sulle spalle per fargli vedere il mondo da lì. 
Ma lei non vuol saperne e il figlio che non volevi non sa nemmeno che esisti. 
Lo vedi da lontano, la piccola mano stretta a quella di chi non è suo padre.
All’improvviso la corsa si è fatta più veloce, i passi frenetici, impetuosi. Il vento si è alzato e ha sollevato un vortice di sabbia e rami. 
Quante volte ho ripensato a quel momento, ogni volta so di aver fatto la cosa giusta, anche se mi è quasi costata la vita, la mia in cambio della tua, non avrei potuto scegliere diversamente. A te devo tutto, sei tu che mi hai salvato dall’uomo che aveva inferto troppi segni sul mio corpo, tu che mi hai accolta, protetta e amata fin dal primo giorno. 
Le onde sempre più scure e minacciose si schiantavano sulla riva, il sole appena nato non riusciva più a illuminare la spiaggia. Sentivo arrivare la tempesta, ne percepivo l’odore, l’aria era invasa dal grido dei gabbiani, il faro era spento e la luce del sole si faceva largo tra le nuvole, confondendosi con i bagliori dei fulmini. 
La tua folle corsa continuava, faticavo a starti dietro, un passo dopo l’altro, poi un altro e un altro ancora, senza posa, senza respiro, senza tregua. Prima che potessi capire cosa stava accadendo ti sei buttato in acqua.
In un attimo le onde ti hanno inghiottito. 
Mi sono gettata in mare, ho cercato disperatamente, ho nuotato a lungo, poi finalmente ho sentito il tuo odore, non potevo sbagliarmi. Sott’acqua ho visto che andavi verso il fondo, ti ho inseguito con quanta forza avevo. Ho afferrato il collo della tua camicia.
Ti ho riportato su e trascinato verso la riva, nuotando e annaspando, ero stremata, non riuscivo a respirare. Poi siamo atterrati sulla sabbia. 
Eri salvo, ce l’avevo fatta. 
Nik, il volontario del presidio migranti, sapeva cosa fare. Lo fa quasi ogni giorno, da quando centinaia di disperati arrivano su queste coste. Lui conosce il mare, dice che può essere una culla, ma anche una tomba.
Mentre ti portavano via, hai guardato verso di me, è stato solo un attimo ma ho sentito la tua voce che diceva «Gioia, cucciola mia…» poi ho perso i sensi. 
Mi sono svegliata in una stanza bianca, un dottore si è avvicinato e mi ha detto «Ehi, hai salvato il tuo padrone. Brava!» poi mi ha accarezzato e mi ha dato croccantini e acqua. Ho mangiato, avevo fame, ho annusato ancora l’aria e ti ho sentito, l’odore era flebile, si confondeva con quello di disinfettante ma eri tu, non mi sbagliavo. 
Sono uscita, c’era un corridoio con molte porte, qualcuno mi guardava, altri mi hanno fatto una carezza, io cercavo solo te.
Poi finalmente ti ho trovato, e ora resto qui, ai piedi di un letto che non è il nostro.
Presto ti sentirò di nuovo chiamare il mio nome, ne sono certa.

© Francesca Silvestri, 2021


Francesca Silvestri

Francesca Silvestri, giornalista dal 1993, vive e lavora a Perugia dove nel 1996 ha fondato la casa editrice indipendente ali&no. Dal 2013 al 2019 ha ideato e diretto “il Viaggialibro – Festival del libro di viaggio” con l’Associazione culturale Officina delle Scritture e dei Linguaggi, piattaforma no profit di laboratori di scrittura ed eventi, di cui è Presidente. Nel 2011 ha creato per i tipi di ali&no editrice la collana di narrativa biografica femminile “le farfalle”, affidandone la direzione alla scrittrice Clara Sereni con cui aveva stretto un profondo rapporto di amicizia e di collaborazione lavorativa. Dal 2016 è impegnata in ambiti di Medicina Narrativa sperimentando l’utilizzo della lettura e della scrittura in percorsi riabilitativi di malattia mentale e di cui racconta l’evoluzione nel libro Kaos. Storie e pensieri in libertà (ali&no, 2020). Curatrice della monografia dedicata a Clara Sereni (2019), ha partecipato con propri scritti a progetti culturali benefici, tra cui Ricette per ricominciare. Quaranta autori in cucina per la ricostruzione del Centro Italia (2017) e Acqua (2019), Lessico per ricominciare (2020). È autrice di articoli di sociologia della letteratura e di racconti in antologie. Dal 2019 coordina il Premio Letterario Nazionale Clara Sereni. Il suo primo romanzo L’arrocco è in corso di pubblicazione.

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