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Quelli come noi [Still life] di Ygor Varieschi

@Ph. Ygor Varieschi «Lei non dovrebbe essere qui». Riflesso nella vetrina dove guardavo, c’era un volto di donna che mi sorrideva. Spiccava nel buio della strada e del locale vuoto con i suoi contorni delicati, intinti nella luce della candela che ardeva sul mio tavolo. «Nessuno dovrebbe. Nemmeno tu», le dissi. «A ...

Still life [7] di Ygor Varieschi

ph. Y.Varieschi VIOLENCE Con i pugni stretti nelle tasche non puoi sparare con una pistola. Il cuore è un tamburo che batte a un ritmo costante. Sento i miei passi, le suole di gomma che si appoggiano sull’asfalto freddo. Ogni respiro che faccio è un’ammissione di sconfitta. Aspetto la pioggia e tutte le ...

Still life [6] di Ygor Varieschi

© ph. Y. Varieschi LA LETTERA E Su di lui si dice che il tempo non passa. Ma nemmeno lui lascia una traccia di sé nel tempo. Nessuno sa con precisione di cosa si occupi, né da dove venga: sembra che non faccia nulla, che trascorra le sue giornate da solo, ...

Still life [5] di Ygor Varieschi

©foto di Ygor Varieschi DOVE SONO LE TUE TEMPESTE È qui che mi porti, in quest’azzurro che sfida la sera incombente. Mi porti tra le ore blu e le onde stanche, il sole che si spegne dietro un velo di nuvole sfiancate dalla corrente, oltre le spalle dove non guardo. Perché non ...

Still life [4] di Ygor Varieschi

ph© Ygor Varieschi, Liverpool UNA DOMENICA Ci sono strade che puoi prendere in una sola direzione. Il tempo è una di queste. Ci sono mattine che portano l’oro in bocca ma non te ne fanno assaggiare nemmeno un boccone. E poi ci sono mattine che ti regalano un silenzio come questo, dove ...

Still life [3] Ygor Varieschi

LE PAROLE, E LE CORDE DEL CUORE «Hai un po’ di luce per me?». Una leggera esitazione e prendo l’accendino. Una fiamma guizza e poi scompare. Tu aspiri la prima boccata della sigaretta, guardi in un mondo tutto tuo e poi espiri lentamente. Fumo che sale e si dissolve. Ritorni dai tuoi ...

Still life [2] di Ygor Varieschi

© ph. I. Ivanov LE LINEE IMPERFETTE Un giorno, in un villaggio del Giappone, arrivò un uomo. Un viandante silenzioso, un gaijin. Aveva con sé solo uno zaino, che portava sulle spalle curvate da un peso invisibile, più grande di quello del suo bagaglio. C’era una locanda nel villaggio, un ryokan. L’uomo ...

Still life [1] di Ygor Varieschi

HEAVY STONES Il mare. La parte migliore della mia vita se n’è andata lì, sull’acqua e tra le onde, sotto il sole cocente o cieli come questo, pieni di nuvole gonfie che manterranno le minacce che promettono. L’altra parte l’ho trascorsa qui, prigioniero sulla terra. Come un nomade impaziente, pensavo solo ...
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  • "Lena si accosta al tavolo. Passa velocemente la spugna dove qualcuno prima di me ha lasciato tracce di pistacchi, e tovaglioli sbriciolati, e orme di birra colata giù dalla pinta. Ha trovato questo lavoro da qualche settimana, ha paura di perderlo, ha paura di tutto. Arrivata in questa città a forza di passaggi sulla Statale, si era fermata qui per via del mare. "
@katiacolica_ 
con un suo #racconto letto
da @vivianagabrini su #sdiario .
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#bricioleperipasseri #scrittrice #sitoweb #parole #stories #sviaggiatrice #katiacolica
  • La cosa davvero triste quando si parla di Resistenza, Liberazione, partigiani è che si scatena l'ignoranza più estrema. Gente che non conosce la Storia, che sa dirti solo "ma il comunismo ha fatto milioni di morti" come se i partigiani non fossero morti lottando contro tutti i totalitarismi. Se chiedi a questa gente chi fosse Matteotti, quando è nato il fascismo e perché ti sanno rispondere solo per slogan.
Non c'è solo la perdita del senso delle parole e della Storia, ma la perdita del rispetto di se stessi: ci si consegna con il cervello piatto a un manipolo di furbacchioni che sfruttano il malcontento generale (che avrebbe invece ragioni per essere ascoltato perché basato su una situazione politica e sociale davvero esplosiva) con i quali si ribalzano parole d'odio. Il capo ascolta il vociferare della folla, costruisce i suoi slogan sulle loro parole e la folla lo acclama ripetendole a pappagallo.
La celebrazione della Resistenza meriterebbe un momento di pausa dall'odio generale. Meriterebbe il ringraziamento da parte di tutti - e intendo tutti - per aver salvato questo Paese dalla dittatura, da milioni di morti, da una politica folle alla conquista del mondo, dalla sopressione della libertà in tutte le sue declinazioni, dalle leggi razziali, dalle torture, dalla MORTE.
Smettetela di latrare e prendetevi tempo per conoscere. Poi continuate pure a pensarla come volete ma sappiate che se potete farlo è perché qualcuno è morto per voi. Fatevene una ragione e portate rispetto.
Barbara Garlaschelli
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  • Su #sdiario un' #audioballata di @barbaragarlaschelli letta dall'autrice. Su ispirazione della foto del #fotografo @leonardo.cassi .
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  • "Ha un volto e un nome il bimbo migrante annegato con la pagella cucita in tasca nella speranza di trovare un futuro migliore. Lo sguardo del 14enne partito dal Mali e morto su un barcone nel Mediterraneo vive in un murale di @jorit realizzato a Palma Campania ed emoziona chiunque lo guardi. Lo street artist ha dato al bambino la dignità di un viso e di un nome, immaginandone i lineamenti e soprannominandolo Kukaa."
Da @larepubblica .
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  • A tutti voi che seguite #sdiario, qui e altrove. "Non sono credente ma l'idea della rinascita mi piace. Forse perché la sto vivendo.
E quando si rinasce si perde sempre qualcosa e qualcuno e qualcosa e qualcuno lo si conquista, lo si apprende, ci avvicina, lo si fa entrare. E se ne prende cura.
La rinascita è simbolo di molti eventi. 
E' una strada, spesso in salita.
E' una possibiltà da cogliere.
Vorrei che tutti potessimo rinascere almeno una volta, non in senso letterale perché una di nascita mi pare più che sufficiente per ciò che mi concerne.
Vorrei che tutti vi concedeste un'altra possibilità.
Non è un augurio solo per oggi ma per tutti i giorni che verranno."
@barbaragarlaschelli 
Il "Capo" 😂 di # sdiario.
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  • Questo è un ricordo dell'anno scorso.
Le gambe sono anche di quest'anno. 
Gli anni fermi, però, sono 38. "Un giorno un amico - che era un po' più che un amico - mi ha detto che, insomma, non avevo le gambe adatte per portare le minigonne (d'estate indosso spesso cose corte che lasciano scoperte le gambe). Mi ha ferito con leggerezza il che mi ha fatto stare anche peggio. Perché è così che succede, spesso, ci dicono cose che a loro paiono semplici considerazioni (il più delle volte non richieste) mentre per noi sono delle coltellate. L'ho presa benissimo: gliene ho dette di tutti i colori e non gli ho parlato per un tot.

Son ben consapevole di non avere le gambe delle Bluebell, ma sono discretamente soddisfatta dei miei arti inferiori non camminanti da quasi 37 anni, cicatrice compresa.
Apprezzo il buon gusto, penso anche che uno dovrebbe guardarsi allo specchio prima di uscire di casa perché non è che possiamo mettere proprio tutto, a meno che non ce ne freghi nulla il che va benissimo. Noi donne, soprattutto, ma anche gli uomini, abbiamo lottato e ancora lo facciamo per essere libere e liberi. Sono l'ultima persona che dà giudizi sulle scelte vestiarie altrui e se lo faccio sono ininfluenti.
Per questo motivo penso di avere tutto il diritto, finché IO amerò le mie gambe, di metterle in mostra. Non è obbligatorio guardarle.
Amiamoci di più, ragazze e ragazzi. Non facciamoci condizionare da nessuno, nemmeno da chi pensa di darci suggerimenti per il nostro bene. A meno che non capiate che, sì, forse ha ragione.
I nostri corpi ci appartengono e nessuno, nessuno può dettare regole di opportunità dietro le quali, spesso, si nasconde solo ipocrisia. (In foto le mie gambette)
@barbaragarlaschelli .
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  • È anche grazie ad artisti così che la vita ha un senso. Persino la follia.
"Pareti screpolate e vecchie sedie a rotelle abbandonate lungo corridoi. Così si è presentato il vecchio ospedale psichiatrico di Colorno, vicino Parma agli occhi di @hbaglione  #streetartist brasiliano. Un luogo apparentemente vuoto, ma denso di inquietudine e di memorie, di ricordi e di storie di chi costretto, in questo manicomio, ha passato la propria vita. Il progetto si intitola «1000 Shadows» ed è proprio da quelle sedie che ombre magre e armoniose come spettri eterei si slanciano attorno a ciò che li circonda. Ora si arrampicano sui muri scrostati, ora si insinuano lungo il pavimento, perdendosi in qualche fessura."
Da #ilcappellodicarta
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  • "Le stazioni ferroviarie sono microcosmi, si sa. Passaggi obbligati, crocevia di rette che si intersecano per un attimo o forse più, prima di continuare la propria corsa. La donna mora ogni giorno siede ai piedi del tabellone degli arrivi e delle partenze, che ormai nessuno consulta più.#audioracconto
di @mariaelena.poggi 
letto da @vivianagabrini 
Su #sdiario .
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