Bipede a quattro mani [12] di Raffaele Rutigliano

another brick

RE-CREATO

Stanotte sfido l’impossile. Questa notte sarà mia. Di nessun altro.
Voglio soggiogare l’eterno. Con la chitarra intonerò a colpi di finger-picking, sulle corde delle risacche boreali, la più bella sensazione vissuta. Ciò condurrà il mio istinto a ritenere tangibile ogni meraviglia del creato. Almeno lo spero, e se così non fosse ci riproverò. Sono sicuro del risultato.
L’umana volontà sarà partecipe del disegno più grande, quello codificato tra le stelle, come codice braille da una mano a noi superiore.
Forse il divino è cieco?
Scansiona tutto al tatto, conosce il mio viso, forse. Le mie mani.
Sarà quel calore che mi percorre le membra in certi momenti, quando tutto mi si veste dinanzi gli occhi a lutto. Quel calore avvolge i miei tratti sul foglio bi-dimensionale di questa piatta realtà.
Ma non devo tergiversare in modo elusivo a questi pensieri. Devo snellire il tempo, devo invertire le lancette dell’orologio: avremo sessanta ore da sessanta minuti, i giorni saranno più lunghi. Avremo più ore da dedicare ai nostri figli, alla lettura, all’amore. E vivremo in eterno.
Il tempo è un puro paradigma inventato dall’uomo per rendersi vecchio il prima possibile.
Tutto questo porta solo a rincorrere valori sbagliati di un sistema neoclassico. Tutto è sistematicamente sistemico. Scadenzato da regole cui sottoporsi dietro firma di contratto a tempo indeterminato, ma anche determinato. Non cambia nulla. E’ tutto un bluff.
Tutto gira intorno a una falsa realtà creata da lobby di potere, più antiche del cristianesimo, che gestiscono la nostra vita attraverso un meccanicistico sistema economico di pseudo società che forniscono servizi o prodotti. Noi ne siamo risucchiati come sardine e chiusi in scatolette metalliche chiamate uffici.
Contrariamente a Heidegger che si riferiva all’essere come concetto-limite, io dico che è la realtà il concetto-limite. La realtà ci viene relegata, disegnata addosso come un abito di Armani. Elegante sì ma fine a se stesso.
Dovremmo convertirci alla moda, e modificare la nostra vita in base alle stagioni, altrimenti si correrebbe il rischio di risultare fuori mercato, o di finire sopra gli scaffali di qualche outlet.
Bisogna quindi essere coscienti, anzi bisogna prendere coscienza.
Svegliatevi! Io mi sono appena destato da questo brutto sogno e ho tutta l’intenzione di sconfiggere tali pretestuose affermazioni con i “canoni” della cannabis o con l’Accademia della Crusca.
Voglio una realtà che non mi stia stretta, ma una misura più larga. Una realtà particolarmente imprevedibile, che mi offra stimoli al miglioramento e crescita emozionale.
Vagherò per il pianeta a barattare emozioni con un pezzo di pane, a raccontare storie per un bicchiere di vino, a intonare stornelli per un piccolo giaciglio.
Non sono l’aberrante creazione fuorisciuta da un romanzo di Mary Shelley, che scappa in cerca di un riconoscimento sociale. Sono la consapevolezza dell’umana sorte, sono il barone Vonderbug che ritrova la tomba della contessa Mircalla e svela l’arcano. Forse la REALTA’ non è altro che l’anagramma di ALTARE, l’altare sacrificale di una cattedrale nel deserto dove la nostra razza vi è condotta dopo il periodo di quaresima alla conversione del dio denaro.
Questa razza dovrebbe aprire gli occhi ed intonare a squarcia gola i versi di “Another brick in the wall”:

“Non abbiamo bisogno di educazione
non abbiamo bisogno di essere tenuti sotto controllo
né di oscuro sarcasmo in classe
professori lasciate in pace i ragazzi!
hey professore, lascia in pace noi ragazzi!
tutto sommato, è solo un altro mattone sul muro…”

© Raffaele Rutigliano, 2014

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