Beata gioventù di Maddalena Filippi

La piazza è illuminata dalla luce radente del crepuscolo che tinge di viola gli alberi e le case.
L’aria è tiepida, quasi un assaggio di primavera che dà coraggio alle persone e le spinge fuori casa come le lumache dopo la pioggia. Spuntano i primi sandali, le minigonne svolazzanti, le prime timide maniche corte. Ghirlande dorate addobbano i dehors dei bar, d’improvviso affollati di gente, taglieri e bicchieri tintinnanti.
I due ragazzi stanno abbracciati, le lunghe gambe nervose e slanciate. Si scambiano sguardi complici: gli occhi luccicano come solo a vent’anni; sono occhi che si riconoscono, che sanno, che vorrebbero dire ma ancora non osano. Forse non ci credono nemmeno loro.
I capelli scuri della ragazza si confondono nella barba di lui: si sussurrano parole di futuro, di progetti, di vita. I due chiacchierano, bevono, ridono. Ora sono seduti e separati da un tavolo che non riesce a tenerli lontani. È quel loro continuo cercarsi nei sorrisi e nei gesti che li rende così teneri e speciali: sembrano animati da un’ansia febbrile.
D’un tratto si alzano e si allontanano.
Lui estrae il cellulare dalla tasca e compone un numero: mormorii di convenevoli e commenti su un film si disperdono nella via deserta e ormai buia. Lei lo abbraccia da dietro, lui prende coraggio e libera la sua gioia: «Volevo dirti che ci sposiamo!» quasi grida nel microfono. «Spero che la notizia ti trasmetta un po’ di stabilità in questo momento difficile».
Beato l’interlocutore misterioso.
Beata gioventù.

©Maddalena Filippi, 2019

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