Animalier di Viviana Gabrini

«Come mi sta?»
Ancheggiando impavida su tronchetti pitonati tacco 12, la St. Mary trattiene il respiro cercando di convincere la sua naturale taglia 50 a redimersi di colpo in una 48 nemmeno troppo abbondante. Tigrata.
«Sembri appena uscita dal Libro della giungla – rispondo io cercando di dosare le parole – con tutta la giungla addosso.»
La mia cellulite frigge improvvisamente sotto gli sguardi incrociati e di fuoco della St.Mary e della commessa, una stronzetta taglia Barbie con la metà dei nostri anni, due terzi in meno del nostro peso e un quarto di denti in più.
Taglia Barbie mi guarda compassionevole: «L’animalier – recita con vocetta lagnosa – è un evergreen ed è amatissimo da tutti i più grandi stilisti contemporanei. È il must del momento, il top, il…»
Forse non le viene in mente un terzo termine che abbia più di quattro lettere e sia in italiano, perché rimane incerta sul da dirsi e invece di finire la frase si avvicina alla St.Mary brandendo un’enorme pashmina di chiffon viola. Maculata.
«A onor del vero – esordisco con tono alla Alberto Angela – l’animalier è stato sdoganato da Dior alla fine degli anni ’40 e credo sia da allora che, ad ogni stagione, gli stilisti cerchino di disfarsi degli invenduti.»
«Non faccia caso alla mia amica – mi interrompe la St. Mary mentre cerca di drappeggiare la pashmina sulle spalle – la chiamiamo Vivipedia e non è velenosa. Una volta le è successo di mordersi la lingua e non è nemmeno morta.»
Taglia Barbie sfodera dal cilindro il sorriso più falso della collezione primavera-estate 2020 e poi lancia la sua stoccata: «Purtroppo non abbiamo nulla della sua taglia, ma se vuole le cerco qualcosa fra i foulard.»
«Non si preoccupi – rispondo mielosa – alla Caritas qualcosa rimedio sempre.»
Intanto la St. Mary si sta studiando allo specchio.
«Se esiste una giustizia divina – sibilo passandole accanto – questa stronzetta è anorgasmica ed è destinata a rimanerla a vita.»
«Stai a cuccia e non mordere. Aiutami a scegliere e poi ti porto a bere l’aperitivo.»
«Con o senza patatine?»
La St. Mary si è messa a dieta da quattro giorni e non fa che contare le calorie di tutto quello che ingurgita lei e l’intero pollaio delle amiche.
«Dovresti stare a carotine e sedano da qui all’eternità, ma visto che sei stata così gentile da accompagnarmi ti concederò del popcorn. Senza burro. E niente alcol.»
«Non capisco perché di tutto il gruppo hai scelto proprio me per accompagnarti – mi lagno in segno di protesta – lo sai che detesto andare per negozi e oramai compro tutto online.»
«Vuoi che ti dica la verità o che ti dica che di tutte noi sei quella con il miglior gusto per l’abbigliamento?»
«Voglio che tu mi dica che ho il miglior gusto per l’abbigliamento.»
«Fuochino, sei l’unica che non ha mai un cazzo da fare.»
Sto ancora studiando una risposta al vetriolo, quando la commessa torna esibendo trionfale un tailleur di mezza stagione sui toni del rosa cipria. Zebrato.
Sia io che la St. Mary sgraniamo gli occhi, ma per motivi differenti.
A nulla valgono le mie proteste (St. Mary, io te lo buco quel tailleur!), meno di quindici minuti e la sua carta di credito ha strisciato uno sproposito di euro per abito (tigrato), tailleur (zebrato) e pashmina (maculata e in gentile omaggio).
«St. Mary sei riuscita nell’impossibile: far sembrare sobria e dimessa Moira Orfei insieme a tutti i suoi elefanti.»
«Io almeno vesto giovane – replica lei stizzita mentre cerca un parcheggio davanti al bar dove ci aspettano la Niny e la Pinty per l’aperitivo – mica come te che o vesti di nero o vesti di nero.»
L’ingresso della St. Mary non passa inosservato: presa dal sacro entusiasmo per i nuovi acquisti, ha deciso di indossare l’abito (tigrato) e della mise mattutina le son rimasti pure i tronchetti (pitonati) e la borsa (oserei dire a macchia di giraffa).
«Ossignore, uscita or ora da un quadro del Doganiere» è il commento della Niny, che mica per niente ha una laurea in storia dell’arte moderna.
La Pinty, più perfida, si limita a canticchiare “Anni ruggenti nei tropici, sento la giungla nell’anima”.
«Cretinette – è il garrulo saluto della St. Mary – vi do atto che scarpe e borsa non sono adatte ma non accetto repliche sull’abito. Semplicemente me-ra-vi-glio-so!»
«Ma non dovevi farle la guardia?» mi chiede la Niny con sguardo di riprovazione.
Io mi limito a fare spallucce mentre richiamo l’attenzione del cameriere.
«L’animalier fa vecchia carampana in disarmo» commenta la Pinty scuotendo la testa.
«L’animalier fa giovane, fa aggressive, fa coguara metropolitana!» si entusiasma la pitonata della Bassa. E per dimostrarci la sua indole da coguara, lancia un’occhiata di fuoco al cameriere, che, a occhio e croce, non arriva a 30 anni.
«Siamo a dieta – rampogna la Niny – ricordiamocelo. Quindi: quattro succhi di pomodoro. Lisci.»
«Giusto due gocce di tabasco» aggiunge la St. Mary.
«E sale e pepe. E limone» chiosa la Pinty.
«E già che c’è, abbondi con la vodka» concludo io.
«Quattro Bloody Mary? » mi chiede perplesso il cameriere.
«Sì, ma da quando abbiamo compiuto i 50 siamo a dieta: ce li travesta da analcolici.»

©Viviana Gabrini, 2020

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