All you can eat di Anna Martinenghi

Perdona il messaggio sul vassoio di uramaki e il macello che ti lascio in casa, ma tu non sei mai puntuale – riunione di lavoro, immagino! – e io ho finito la pazienza. Lascio le chiavi e cinquanta euro nella cassetta della posta, spero bastino per le pulizie.

Ci ho provato a essere come mi volevi: i tacchi alti, la biancheria sexy, i tubini neri. Ho persino letto le cinquanta sfumature di grigio… Giuro: non ce la posso fare.

Intendiamoci, sei un uomo da manuale: brillante, pieno di fascino, “bono da paura” dicono le mie amiche. Non manchi di portare fiori, aprire portiere, pagare il conto del ristorante. Un’altra donna s’incatenerebbe al letto – vabbè, questa non è una novità – pur di accalappiarti e le mie amiche mi cancelleranno dalla rubrica, non prima di avermi estorto il tuo numero.

Sei un imprenditore di successo: auto sportive, vestiti su misura, vacanze in barca. Ma questo non è il mio campionato. Sei il centro di un mondo lontanissimo dal mio, che inizia e finisce con te. Non vedi oltre, non capisci le battute, non afferri l’ironia. Sei tutto d’un pezzo, ma il pezzo è uno solo e mi manca il resto. Mi manca qualche sano dubbio, qualche minchiata colossale, qualche portiera sbattuta in faccia.

La verità è che a te non serve una donna, ma un accessorio femmina, una replicante intercambiabile adatta all’occasione, una Barbie con il giusto dress-code, che assecondi il tuo immaginario da impeccabile seduttore.

Non ce la posso fare.

Credimi: ci ho provato a essere come volevi, ad assecondare i tuoi filmini un po’ stantii da maschio Alfa. Ho passato il pomeriggio dall’estetista, ho chiamato Deliveroo e mi sono fatta portare il sushi. Tantissima roba.

Non è stato facile apparecchiarsi (da sola!) come mamma mi ha fatto, con due gocce di Chanel dietro le orecchie e il menù all you can eat sparso dappertutto. Mi scuso per il riso sul tappeto, per i vassoi sotto il divano e per le schegge di salmone in ogni dove.

Non ce l’ho fatta, non ce la posso fare.

L’ho capito quando è entrato il tuo gatto che sono una donna bigiotteria e non la donna Tiffany che piace a te. Io mi sento femmina anche con una tuta da meccanico e i capelli senza piega, non mi frega della macchina, della barca e delle portiere aperte, se tolto il Rolex e la cravatta di Marinella di una persona resta solo il sottovuoto spinto.

L’ha capito anche il tuo gatto quanto sono scema. Però ha gradito.
Spero non stia male.
Lui.
A te non succederà, ne sono sicura.
Ora vado. Ho bisogno di una doccia, ‘sta puzza di pesce è insopportabile.

Davvero non ce la posso fare…

Letto da Viviana Gabrini

©Anna Martinenghi, 2019

©Foto di Sandra Giammarruto

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