Scheherazade [1] di Daniela Scudieri

foto estratta da web

ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO

Arturo Riccobene, 125 amici, nessun posto di lavoro da mostrare, nessuna informazione sulla relazione, nella foto profilo scattata alcuni giorni dopo l’intervento nella clinica di Zurigo, accoccolato sul divano, scavato e con gli occhi sofferenti, era già l’ombra di se stesso.
Cliccando febbrilmente sui momenti felici, Annina singhiozzava. Sempre insieme abbracciati. Clic, clic. Sul lungomare in una tersa giornata di gennaio, lei in pelliccia e occhialoni da sole, lui ingolfato in sciarpa e cappotto di tweed; a spezzare in un bacio un biscotto di panpepato sotto l’albero di natale; su una spiaggia ai tropici, sfoggiando identici occhiali a cuore.
Sarà sempre con te. Ora corre felice sull’arcobaleno – avida di conforto leggeva e rileggeva i commenti lasciati sulla bacheca, un flusso di virtuali abbracci, cuoricini e faccine tristi che negli ultimi giorni, notò Annina, si era prosciugato fino a uno sgocciolio prossimo a esaurirsi. Clic, clic. Il silenzio della casa era intollerabile senza il ticchettare delle unghie sul pavimento da una stanza all’altra; il silenzio – Alex, suo marito, viaggiava, fatturava, digitava.
Mi tradì, quell’alma ingrata – nella residenza protetta mammina ormai straparlava mischiando mariti e gatti, arie d’opera, pezzi di novecento e la sorella dalla boccuccia, solo quella, a cuore: la madre vera di Annina.
Clic, clic – l’ombra nera che la seguiva da quando, tenendo in braccio il cucciolo, aveva imparato che amare significava fare i conti con la paura di perdere, alla fine l’aveva raggiunta.
Ma ecco Alice finalmente, inquadrata nel videocitofono. Annina ripensò al suo coniglietto bianco, che le aveva mostrato in un video: l’arricciarsi del nasino, il pelo che si indovinava tiepido e morbido sotto la mano che lo accarezzava; nel tempo di salita dell’ascensore provò una fitta d’odio. E all’aprirsi delle porte d’acciaio, come ogni giovedì Alice si trovò davanti l’insegnante di conversazione inglese, fragile e tetra, una rosa scura l’attimo prima che si sfoglino i petali. Un passo e fu dentro il suo mondo – le teste infantili di antiquariato, i chilometri di libri dai dorsi rossi. Copertine vuote, ma Alice non lo sapeva. Si scambiarono un’occhiata. Troppo tardi, pensò Annina sbirciando la ragazzina lentigginosa, così spensierata e leggera; un giorno voglio essere anch’io così, si disse Alice cogliendo l’insieme nello specchio, mentre posava lo zainetto e si sfilava il giubbotto.
Non si chiese se anche a lei sarebbe toccato pagare una studentessa per avere qualcuno con cui parlare, sia pure in una lingua straniera.

© Daniela Scudieri, 2017

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