Maremoti [12] di Maria Elena Poggi

© Illustrazione strips&trips

SURPLACE

C’era una volta un uomo che aveva tanti sogni. Il più grande era quello di essere felice: il progetto di una vita, un impegno monumentale. Attorno a quel sogno-icona gravitavano milioni di altri desideri, grandi e piccoli: per sognare bastano un paio di occhi chiusi stretti e un’immaginazione capace di spiccare il volo.

Nella mente di quell’uomo i sogni andavano e venivano, a seconda delle stagioni e c’era sempre un gran via vai di fantasticherie. Alcune erano soltanto deliri onirici, grossi e gonfi: presenze ingombranti ma fondamentalmente innocue; altre, derubricate a mere aspirazioni, arrivavano a coronamento a suon di lacrime e sudore perché a sognarli, i sogni, ci vuole un nulla ma per realizzarli servono spalle larghe e infinita pazienza.

Nel subconscio dell’uomo, affollato come un suk e psichedelico quel tanto che bastava per non lasciarsi schiacciare dal gran mostro grigio chiamato Ovvio Quotidiano, solo un unico sogno restava fisso e inamovibile.
Da ragazzino, avrebbe voluto inforcare la sua bici e andare, lasciarsi alle spalle la città e  sfrecciare via, macinando chilometri. Dicono che quel che conti sia il viaggio e non la meta, ma per lui invece la destinazione era fondamentale: voleva andare a Parigi. A Parigi, Francia. In bicicletta.

Una volta adulto, quando gli prendeva quella malinconia che non sapeva come chiamare, l’uomo chiudeva gli occhi e s’immaginava affrontare i declivi della campagna francese, approdare su quella piana apparentemente infinita che è l’Île de France e imboccare, eroe solitario sul suo destriero d’alluminio, i Campi Elisi fino all’Arco di Trionfo.

Un giorno, l’uomo incontrò una donna dagli occhi verdi. Insieme ebbero una casa, un cane biondo, un bambino e un trasloco. Esattamente in quest’ordine.

Le cronache domestiche narrano che, mentre lei era intenta ad aprire gli scatoloni in cui avevano stipato tutto il loro vissuto, che in quel preciso istante esondava senza ordine né priorità, lui avvertì che fosse il momento di renderla partecipe del suo Sogno, con tutta l’iniziale maiuscola tirata a lustro.
Incurante di trovarsi nel bel mezzo del caos primigenio tipico dei riti propiziatori cari a San Martino, l’uomo affondò il naso in una tutina da ciclista, inspirò, fissò la donna, sfoderò uno sguardo umido di commozione e espirò un fioco  «Quanto mi piacerebbe andare a Parigi in bicicletta, quest’estate…»
Lei sbuffò, soffocando la sua salace risposta («Che idea del cazzo!») in una manata di lavette color vomito che le erano rimaste inspiegabilmente fedeli nel corso di un imprecisato numero di spostamenti.
Consapevole di aver lanciato la sua esca e che lei fosse una vera nativa del segno dei Pesci, lui si limitò a tacere.
«Ma che idea balzana…» disse lei, facendo scorrere un dito sulle costole dei libri già riposti sullo scaffale, alla ricerca di un vecchio atlante.

© Maria Elena Poggi, 2017

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