Comico Erotico Stomp (18) di Viviana Gabrini

© disegno di Laura Zulian

LA SALMA

«Allora, ragazze, ditemi tutto: voglio che siate assolutamente, completamente, totalmente sincere. Che cosa ne pensate del mio Pierugoberto?»
Caro Sdiario, secondo me nemmeno Adamo ed Eva erano così imbarazzati davanti al Sommo Giardiniere e alle sue domande sulla contabilità delle mele quanto noi lo eravamo ieri sera davanti alla pur legittima domanda della Tatty.
Eccola lì, la Tatty: alla soglia della cinquantina, una vita spesa fra sesso, bonarda e corsi di salsa. La nostra tigre del ribaltabile. Il terrore ormonale di qualsiasi maschio dalla pubertà in poi nel raggio di 50 chilometri.
Eccola lì, trasformata in una trepidante fidanzatina alla Peynet, ansiosa di far conoscere il trepidante fidanzatino alla famiglia. Nello specifico, il pollaio ovvero io, la Susy, la Sissy, la Puccy, la Lucy, la Niny, la Pinty e la St.Mary. Prese singolarmente, tutte brave ragazze. In gruppo, la più spietata e feroce arma da guerra caricata a sarcasmo.
L’incontro con Pierugoberto, da ben due mesi accompagnatore ufficiale della Tatty, era stato da costei ampiamente caldeggiato per settimane.
«Siete la mia famiglia, le mie migliori amiche, ci conosciamo da lustri e decenni, VOGLIO che conosciate Pierughy e che entri a far parte anche delle vostre vite».
Inutile cercare di spiegarle che il sacro cerchio del pollaio deve rimanere tutto al femminile, per funzionare: la Tatty è una che quando si mette in testa una cosa la deve portare fino in fondo, anche a costo di sfracellarsi il naso.
E così, sabato scorso, cena in pizzeria. Portata principale del menu, il debutto in società dell’attempato sfiganzato: il più insignificante, soporifero, incolore, insipido maschio che abbia mai calcato palcoscenico mondiale.
«Coraggio, ragazze!» squittisce impaziente la Tatty mentre il cameriere ci serve una carriolata di sushi «Niny, come ti è sembrato? È simpatico, vero? È carino vero? È elegante, vero?»
Noi tutte tratteniamo il respiro, in attesa che la Niny sganci l’atomica.
La Niny prende fiato e poi: «Chi mi passa il wasabi?»
Vile.
Fra le ragazze è tutta una gara a porgerle il wasabi, lo zenzero, il sale, il pepe e perfino il cameriere.
La Tatty si guarda attorno, con occhioni speranzosi e la stessa aria fiduciosa di un cucciolo che è appena stato abbandonato sull’ autostrada per Rimini, il 15 di agosto.
La Pinty finge di cercare qualcosa nella borsetta. La St. Mary aggiorna il profilo facebook. La Puccy fissa cogitabonda la punta scheggiata dell’indice destro.
«Vi? E tu? Tu che ne pensi del mio Pierugoberto?»
Silenzio in tavola. Sguardi puntati sulla sottoscritta.
«Tatty, tesoro…»
«Tatty-te-so-ro un cazzo. Voglio la verità!»
Secoli di filosofia a disquisire su che cosa sia la verità e questa donna la pretende da me mentre faccio strage di un acquario in un ristorante simil giapponese della Padania.
Sacrebleu.
«Tatty, il tuo fidanzato è così vivace che a fine serata ho pensato che dovessimo fargli un’autopsia per capire se fosse vivo.»
Attimo di silenzio. Il pollaio esplode in una risata liberatoria. La Tatty ha un momento di incertezza.
«È noioso, veste come un impiegato del catasto, non ha interessi, non gli piacciono il cinema, il teatro, la musica, l’arte. Non legge un libro da quando hanno smesso di distribuire le Pagine Gialle e si mangia le unghie.»
«Sei ingiusta. Se tu lo conoscessi meglio…»
«Se volessimo conoscerlo meglio – la interrompe la Pinty – starebbe a significare che abbiamo perso tutte quante il bene dell’intelletto. Tatty, diobono, non ti riconosco più. Mi spieghi, anzi, CI spieghi che cosa ci fai con quel microcefalo che veste con gli abiti scartati dalla Caritas nel 1975?»
«È taccagno – rincara la dose la Niny – al momento del conto ha tirato fuori la calcolatrice, ha scorporato il costo del vino dalla sua quota perché ha bevuto solo mezzo bicchiere e non ti ha nemmeno offerto la cena.»
«Soffre di gastrite» cerca di difendersi la Tatty.
«Al portafoglio?» la Niny, quando vuole, sa essere implacabile.
«Tatty, o quella salma che ci hai fatto incontrare sabato sera tromba bene come dieci Rocchi Siffredi o davvero inizieremo a pensare di chiedere per te un TSO.»
La Tatty sospira e io capisco che sta per partire all’attacco con la crisi dei 50 anni.
«Sono stanca. Ragazze, sono stanca di andare a letto da sola e svegliarmi da sola. Stanca di piangere al supermercato di fronte al banco dei surgelati dove i piatti pronti son tutti dalle due porzioni in su. Stanca di fare il biglietto al cinema e ogni volta sentirmi dire: uno solo? Sì, porcocazzo, uno solo, perché non ho un fidanzato che al cinema mi accompagni!»
«Non perché hai gusti filmici orrendi?»
Sento lo sguardo di fuoco della Tatty che cerca di incenerirmi la cellulite.
«No, ragazze, Pierugoberto non è un bravo scopatore. E nemmeno mediocre e nemmeno sufficiente. Scopa da schifo. E sì, è tirchio, veste di merda, la sua arma letale è l’alitosi e adora i film di Stallone. Ma ora grazie a lui posso pensare “noi” e la cosa mi riempie il cuore di amorosa dolcezza.»
Gelo assoluto.
Ce la siamo giocata. Neuroni e ormoni e tutto quanto. Esci dal corpo della Tatty, chiunque tu sia.
«Tatty togliti dalla faccia quell’aria da figlia di Maria e ravvivati il rossetto – dice la St. Mary riemergendo dal suo smartphone – ero in chat su facebook con Six-man. Gli ho detto dove siamo e sta venendo qui per un saluto e un boccone di sushi.»
Oh mio dio! Six-man ovvero un vecchio fidanzato della Tatty così soprannominato per le sessioni di sesso sfrenato in cui veniva abitualmente sei volte.
Una specie di dio del sesso che a un certo punto della loro relazione aveva mollato tutto per aprire un bar alle Canarie, gettando la Tatty nello sconforto dell’astinenza.
«È tornato a vivere in Italia – prosegue la St. Mary – e mi ha appena chiesto di te. Se sei libera e, insomma, solite cose.»
«E tu che cosa gli hai detto?» chiede timidamente la Tatty.
«Di sicuro non che ti sei bevuta il cervello fidanzandoti con il fratello scemo di Fantozzi, ma che sei la solita sgallettata libera&bella che lui conosce molto bene.»
La Tatty fa un sospirone. Poi ci guarda negli occhi, ad una ad una.
«Ragazze…ragazze che c’avete una scatola di preservativi da prestarmi stasera?»

© Viviana Gabrini, 2016

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